Il Viaggio dell’Eroe

Il “VIAGGIO DELL’EROE” è metafora di un percorso esistenziale che ha la sua origine negli studi di Joseph Campbell (1904-1987), psicologo statunitense, noto per le sue ricerche di mitologia e religione comparata. Proprio in questi studi, e in particolare in un testo intitolato “The Hero with a Thousand Faces” del 1949 (it. “L’eroe dai mille volti”), espone le notevoli corrispondenze narrative tra le mitologie dei vari popoli della terra, quando raccontano le vicende dei propri eroi. Egli notò che, pur mutando il personaggio principale, l’eroe appunto di ogni singolo popolo, la vicenda scandiva quasi un medesimo percorso.

Tale particolarità venne colta con interesse da uno sceneggiatore statunitense di nome Christopher Vogler, il quale trovò propizia questa particolarità “universale” tanto da orientare la scrittura dei suoi film in modo da illustrare, nella vicenda dei film, il “viaggio dell’eroe”.

◊◊◊

Il “viaggio dell’eroe” si articola in tre fasi fondamentali o,  in termini narrativi, in tre atti.

Il primo atto è chiamato LA SALITA, il secondo atto è detto LA DISCESA o L’INIZIAZIONE, il terzo e ultimo atto è IL RITORNO.

Ogni atto, poi, è scandito come da scene. Nel primo atto le scene sono:

IL MONDO ORDINARIO; LA CHIAMATA ALL’AVVENTURA; IL RIFIUTO DELLA CHIAMATA; L’INCONTRO CON IL MENTORE; L’ATTRAVERSAMENTO DELLA PRIMA SOGLIA.

Il secondo atto ha come scene:

LE PROVE, GLI ALLEATI E I NEMICI; L’AVVICINAMENTO ALLA CAVERNA; LA GRANDE PROVA; LA RICOMPENSA.

Il terzo e conclusivo atto contiene le scene: LA STRADA DEL RITORNO; LA RESURREZIONE; IL RITORNO CON L’ELISIR.

◊◊◊

◊◊◊

Il protagonista del viaggio è l’EROE, colui che compie il viaggio, il quale porta con sé imperfezioni e impulsi contraddittori che lo rendono però una persona reale, vera e desiderosa di voler colmare i propri bisogni e/o raggiungere i propri sogni.

Percepisce, però, che, dove ora si trova, non è possibile e forse neanche facile, tutto attorno a sé lo ostacola, non lo aiuta ma lo ferma, lo fa sentire frustrato, si trova nel cosiddetto MONDO ORDINARIO, quello di una quotidianità asfissiante e spera che accada qualcosa.

◊◊◊

A un certo punto l’EROE viene sorpreso da qualcosa che accade attorno a sé o dentro di sé; in quel quotidiano che lo asfissiava o in cui non si sente più a suo agio, arriva un imprevisto, è come se giungesse un messaggio, una CHIAMATA a fare altro, a uscire dalla situazione per un percorso diverso, nuovo, per un’avventura. La CHIAMATA che giunge sollecita, anzi provoca a un cambiamento: un oggetto, una telefonata, un telegramma, una intuizione…

◊◊◊

A volte l’EROE, pur vivendo una quotidianità che sente limitarlo, davanti alla chiamata si mostra riluttante, soprattutto perché intravede pericoloso avventurarsi e la quotidianità anche se lo fa sentire inappagato, è sicura, conosciuta, per cui cerca di “negare”, RIFIUTA la chiamata o fa di tutto per sfuggirla. In questo caso si verifica una insistenza della chiamata, soprattutto ad opera del MENTORE. Il MENTORE è un vecchio saggio che offre all’EROE incoraggiamento attraverso consigli, direzione, guida e anche doni che possano supportare e rassicurare l’EROE, riguardo a come potrà affrontare tutto ciò che di incerto significherà seguire la chiamata. Il dono potrebbe essere un’arma, piuttosto che una particolare conoscenza o forza, una mappa o altro ancora.

Il MENTORE è anche colui che allena e istruisce l’eroe; spesso il MENTORE è chi è tornato dal viaggio e ora ha la necessaria saggezza per accompagnare l’eroe sullo stesso percorso.

◊◊◊

Un incidente, una “crisi” rispetto al mondo ordinario, portano l’EROE a una situazione di non ritorno, a decidere. L’EROE si convince di PARTIRE e con l’aiuto del Mentore accetta la sfida di entrare nel MONDO DELL’AVVENTURA o MONDO STRAORDINARIO. L’EROE e il Mentore superano, ATTRAVERSANO LA PRIMA SOGLIA ed è il momento più difficile del Primo Atto, il suo vero inizio, anche per la presenza presso la soglia di GUARDIANI, esseri che cercano di fermare l’EROE, creandogli difficoltà. Apparentemente sono dei nemici, ma spesso hanno il compito di sondare la volontà dell’EROE, a saggiare la sua fermezza nel varcare la soglia, a proseguire nel MONDO STRAORDINARIO; per cui possono essere superati o trasformati in alleati e saggiando.

Al passaggio della prima soglia, termina il Primo Atto.

◊◊◊

L’EROE è in viaggio, inizia il Secondo Atto, ha attraversato la prima soglia e insieme al Mentore è entrato nel mondo straordinario, nel MONDO DELL’AVVENTURA. L’EROE fa i primi incontri, viene coinvolto nelle prove di un mondo che impara a conoscere e che lo spinge a svelare il suo vero carattere: i suoi sentimenti, i suoi valori, le sue fragilità.

Il mondo dell’avventura l’EROE lo percorre con gli ALLEATI che condividono con lui il viaggio.

◊◊◊

Spesso, l’EROE ha nella sua compagnia di alleati uno che crea contrattempi, un tipo confusionario e per certi versi anche comico, un BURLONE, che rimescola le situazioni, creando ulteriori problemi o addirittura aprendo soluzioni impreviste.

◊◊◊

L’EROE, lungo il cammino nel mondo dell’avventura, insieme ai suoi alleati, si scontra con i NEMICI.

◊◊◊

Mentre si avvicina al “luogo pericoloso”, alla CAVERNA PROFONDA e al cancello che la chiude: è la seconda soglia, custodita dai GUARDIANI DELL’OMBRA.

◊◊◊

L’EROE avverte, davanti a questa nuova soglia da attraversare, una diversa e nuova consapevolezza di sé e degli altri: il percorso compiuto fino a questo punto ha evidenziato lati della sua persona e di quella dei suoi alleati che inizialmente gli erano sconosciuti.

È anche il momento, questo, nel quale l’EROE, spesso, viene abbandonato dai compagni di viaggio e rimane solo ad attraversare la seconda soglia, perciò indossa una divisa o una maschera o impugna l’arma che gli dovrà servire per andare incontro a colui che abita il luogo pericoloso: l’OMBRA.

L’OMBRA è l’antagonista dell’EROE, in qualche maniera ne è la proiezione di sentimenti o traumi repressi, ne riflette le tendenze negative; l’incontro-scontro tra OMBRA-EROE muove l’intera vicenda, il viaggio.

◊◊◊

L’EROE affronta ora il momento critico dello scontro con l’OMBRA.

Durante questo scontro, che è la PROVA CENTRALE dell’intero viaggio, l’EROE si trova faccia a faccia con le sue più grandi paure, con un eventuale fallimento dell’impresa; si conclude definitivamente la sua vecchia personalità e torna cambiato, niente sarà più lo stesso, non avrà più la stessa visione delle cose, rinascendo a una nuova consapevolezza.

Tutto avviene sulla cima della montagna, nella zona più profonda della caverna, nel cuore della foresta, nella parte più riposta d’una terra straniera, metafora del posto più segreto della sua anima. È il momento più profondo della discesa prima di risalire.

◊◊◊

In questo momento del viaggio, avviene anche l’incontro con il VOLTAFACCIA, un essere che si traveste da leale ma non è sincero o da sincero ma non leale, da amico che diventa nemico e viceversa, seminando nell’EROE dubbi e situazioni di incertezza continua.

◊◊◊

L’EROE, superata la GRANDE PROVA, festeggia per aver imparato qualcosa. Ottiene una ricompensa come un elisir, un tesoro, un amore, un nuovo nome, una nuova conoscenza, ecc…

L’EROE diventa consapevole della propria forza e volontà, riceve stima dagli altri, che lo considerano un essere straordinario, un essere superiore, se non un proprio e vero dio, e a volte e anche lui stesso a pensarlo. Così finisce l’Atto Secondo.

◊◊◊

L’EROE avverte il bisogno di ritornare, è ancora dentro l’avventura, la “foresta” o qualsiasi luogo si trovi in questo momento. Sente nostalgia della casa, decide di voler partire verso il mondo che aveva lasciato, il MONDO ORDINARIO, anche se teme che per chi è diventato, poiché il viaggio lo ha cambiato, tutto quello che ha conquistato, tornando, potrà perderlo. Decide, ad ogni modo di tornare e attraversa l’ULTIMA SOGLIA.

◊◊◊

L’EROE è davanti all’ultima prova, non è la più difficile ma è la definitiva:

attraversare LA TERZA SOGLIA, quella che lo fa ritornare al MONDO ORDINARIO, mondo che aveva lasciato quando era partito.

Tornando, l’EROE porta con sé la lezione che ha imparato dal MONDO STRAORDINARIO o MONDO DELL’AVVENTURA, ma non è certo che potrà essere compresa da quelli che abitano il mondo ordinario. Ecco la difficoltà, la sfida: far comprendere la lezione e anche riadattarsi al mondo ordinario. Tuttavia, l’EROE sa di essere cambiato e questo cambiamento lo fa sentire inadeguato al mondo che aveva lasciato e che ora ritrova, emerge la consapevolezza di essere un altro, di essere diverso rispetto a come era prima.

◊◊◊

L’EROE è, dunque, tornato nel MONDO ORDINARIO ma avverte chiaramente di essere un altro, non è più la persona che era partita, il viaggio lo ha cambiato, ciò che ha vissuto lo ha cambiato e ora porta con sé l’esperienza raggiunta, un dono da poter offrire al mondo ordinario.

Tuttavia, si pone delle domande: il mondo che aveva lasciato, e in cui ora è tornato, sarà capace di apprezzare il dono, l’elisir (una nuova conoscenza, un oggetto, una qualità riscoperta di se stesso…)? Egli stesso sarà accettato per quello che è diventato? Saprà riadattarsi al mondo che aveva lasciato, ormai così diverso ai suoi occhi?

La risposta a queste domande è necessaria all’EROE per decidere due possibili strade:

  1. Rimanere nel mondo ordinario, avvertendo la missione di essere colui che, cambiato durante il viaggio, è venuto a rendere il MONDO ORDINARIO un po’ STRAORDINARIO,
  2. Andar via e tornare nel MONDO DELL’AVVENTURA, a causa di forti resistenze, contrasti, e partire per un’altra CHIAMATA. Questa seconda scelta è generalmente la più comune poiché l’EROE avverte enorme la difficoltà, se non l’impossibilità, di riadattarsi.

Qui finisce il terzo e ultimo atto.

“Gli eroi sono il simbolo dell’anima in trasformazione e del viaggio che ogni persona intraprende nella vita” (C. Vogler).

◊◊◊

Qui sotto, il Viaggio dell’Eroe seguendo l’epica trilogia di STAR WARS.

◊◊◊

◊◊◊

IL VIAGGIO DI UN EROE:

PAOLO DI TARSO

“Eroe, sostantivo maschile, persona che per eccezionali virtù di coraggio o abnegazione s’impone all’ammirazione di tutti” (Dizionario Italiano).

PRIMO ATTO  – LA PARTENZA

SCENA PRIMA. Mondo ordinario dell’Eroe: il mondo consueto dove l’Eroe, con le sue peculiari caratteristiche vive e agisce. 

Paolo disse al tribuno: “Posso dirti una parola?”. “Conosci il greco? – disse quello –  allora non sei quell’Egiziano che in questo ultimi tempi ha sobillato e condotto nel deserto i quattromila ribelli?”. Rispose Paolo: “Io sono un Giudeo di Tarso di Cilicia, cittadino di una città non certo senza importanza. Ma ti prego, lascia che rivolga la parola a questa gente. Avendo acconsentito, Paolo, stando in piedi sui gradini, fece un cenno con la mano al popolo e, fattosi un grande silenzio, rivolse loro la parola in ebraico dicendo: “Fratelli e padri, ascoltate la mia difesa davanti a voi. Quando sentirono che parlava loro in lingua ebraica, fecero silenzio ancora di più. Ed egli continuò: “Io sono Giudeo, nato a Tarso di Cilicia, ma cresciuto in questa città [Gerusalemme], formato alla scuola di Gamaliele, nelle più rigide norme della legge paterna, pieno di zelo per Dio […]. Io perseguitai a morte questa nuova dottrina [il Cristianesimo], arrestando e gettando in prigione uomini e donne, come può darmi testimonianza il sommo sacerdote e tutto il collegio degli anziani. Da loro ricevetti lettere per i nostri fratelli di Damasco e partii per condurre anche quelli di là come prigionieri a Gerusalemme, per essere puniti” (Atti degli Apostoli 21, 37-40; 22, 1-5).

Fratelli, io ho agito fino ad oggi davanti a Dio in perfetta rettitudine di coscienza (Atti degli Apostoli 23, 1).

Fratelli, io sono fariseo, figlio di farisei (Atti degli Apostoli 23,6).

Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corinto. Qui trovò un Giudeo chiamato Aquila, oriundo del Ponto, arrivato poco prima dall’Italia con la moglie Priscilla, in seguito all’ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei. Paolo si recò da loro e poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì nella loro casa e lavorava. Erano infatti di mestiere fabbricatori di tende (Atti degli Apostoli 18, 1-3).

Ammetto invece che adoro il Dio dei miei padri […], credendo in tutto ciò che è conforme alla Legge e sta scritto nei Profeti, nutrendo in Dio la speranza […], che ci sarà una resurrezione dei giusti e degli ingiusti. Per questo mi sforzo di conservare in ogni momento una coscienza irreprensibile davanti a Dio e davanti agli uomini (Atti degli Apostoli 23, 14-16).

La mia vita fin dalla giovinezza, vissuta tra il mio popolo a Gerusalemme, la conoscono tutti i Giudei; essi sanno pure da tempo, se vogliono rendermi testimonianza, che, come fariseo, sono vissuto nella setta più rigida della nostra religione (Atti degli Apostoli 26, 4- 5).

Molti dei fedeli [Cristiani] li ho rinchiusi in prigione con l’autorizzazione avuta dai sommi sacerdoti e, quando venivano condannati a morte, anch’io ho votato contro di loro. In tutte le sinagoghe cercavo di costringerli [i Cristiani] con torture a bestemmiare e, infuriando all’eccesso contro di loro, davo loro la caccia fin nelle città straniere (Atti degli Apostoli 26, 9-11). 

◊◊◊

SCENA SECONDA. Chiamata all’Avventura e incontro con il Messaggero: l’Eroe si trova davanti a un problema, a una sfida da intraprendere, lo raggiunge un messaggio.

Saulo frattanto, sempre fremente minaccia e strage contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne, seguaci della dottrina che avesse trovati. E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi per Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”. Rispose: “Chi sei, o Signore?”. E la voce: “Io sono Gesù, che tu perseguiti!”. Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare”. Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno. Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco, dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda (Atti degli Apostoli 9, 1-9).

“Mentre ero in viaggio e mi avvicinavo a Damasco, verso Mezzogiorno, all’improvviso una grande luce dal cielo rifulse attorno a me, caddi a terra e sentii una voce che mi diceva: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Risposi: Chi sei, o Signore? Mi disse: Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti. Quelli che erano con me videro la luce, ma non udirono colui che parlava. Io dissi allora: Che devo fare, Signore? E il Signore mi disse: Alzati e prosegui verso Damasco; là sarai informato di tutto ciò che è stabilito che tu faccia. E poiché non ci vedevo più, a causa del fulgore di quella luce, guidato per mano dei miei compagni, giunsi a Damasco” (Atti degli Apostoli 22, 4-11).

In tali circostanze, mentre stavo andando a Damasco con autorizzazione e pieni poteri da parte dei sommi sacerdoti, verso mezzogiorno vidi sulla strada, o re, una luce dal cielo, più splendente del sole, che avvolse me e i miei compagni di viaggio. Tutti cademmo a terra e io udii dal cielo una voce che mi diceva in ebraico: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti. Su, alzati e rimettiti in piedi; ti sono apparso infatti per costituirti ministro e testimone di quelle cose che hai visto e di quelle per cui ti apparirò ancora. Per questo ti libererò dal popolo e dai pagani, ai quali ti mando ad aprir loro gli occhi, perché passino dalle tenebre alla luce e dal potere di satana a Dio e ottengano la remissione dei peccati e l’eredità in mezzo a coloro che sono stati santificati per la fede in me (Atti degli Apostoli 26, 12-18).

◊◊◊

SCENA TERZA. L’Oracolo∗ e il Rifiuto della chiamata∗∗: l’Eroe è riluttante, adduce scuse, fa resistenza. Si trova davanti all’ignoto e ha paura.

“Un certo Anania, un devoto osservante della legge e in buona reputazione presso tutti i Giudei colà residenti, venne da me, mi si accostò e disse: Saulo, fratello, torna a vedere! E in quell’istante io guardavi verso di lui e riebbi la vista. Egli soggiunse: il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca, perché gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito. E ora perché aspetti? Alzati, ricevi il battesimo e lavati dai tuoi peccati, invocando il nome (Atti degli Apostoli 22,12-16).

Ora c’era a Damasco un discepolo di nome Anania e il Signore in una visione gli disse: “Anania!”. Rispose: “Eccomi, Signore!”. E il Signore a lui: “Su, va’ sulla strada chiamata Diritta, e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Saulo, di Tarso, ecco sta pregando, e ha visto in visione un uomo, di nome Anania, venire e imporgli le mani perché recuperi la vista“. Rispose Anania: “Signore, riguardo a quest’uomo ho udito da molti tutto il male che ha fatto ai tuoi fedeli in Gerusalemme. Inoltre ha l’autorizzazione dai sommi sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome”. Ma il Signore disse: “Va’, perché egli è per me uno strumento eletto per portare il mio nome dinanzi ai popoli, ai re e ai figli di Israele; e io gli mostrerò quando dovrà soffrire per il mio nome. Allora Anania andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: “Saulo, fratello mio, mi ha mandato a te il Signore Gesù, che ti è apparso sulla via per la quale venivi, perché tu riacquisti la vista e sia colmo di Spirito Santo”. E improvvisamente gli caddero dagli occhi come delle squame e recuperò la vista, fu battezzata’  poi prese cibo e le forze gli ritornarono (Atti degli Apostoli 9,10-19).

Rimasero alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damasco, e subito nelle sinagoghe proclamavano Gesù Figlio di Dio. E quelli che lo ascoltavano si meravigliavano e dicevano: “Ma costui non è quel tale che a Gerusalemme infieriva contro quelli che invocano questo nome ed era venuto qua precisamente per condurli in catene dai sommi sacerdoti?”. Saulo frattanto si rinfrancava sempre più e confondeva i Giudei residenti a Damasco, dimostrando che Gesù è il Cristo. Trascorsero così parecchi giorni e i Giudei fecero un complotto per ucciderlo, ma i loro piani vennero a conoscenza di Saulo. Essi facevano la guardia anche alle porte della città di giorno e di notte per sopprimerlo; ma i suoi discepoli di notte lo presero e lo fecero discendere dalle mura, calandolo in una cesta (Atti degli Apostoli 9,19-25).

Vi dichiaro dunque, fratelli, che il vangelo da me annunziato non è modellato sull’uomo; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo. Voi avete certamente sentito parlare della mai condotta di un tempo nel giudaismo, come io perseguitassi fieramente la Chiesa di Dio e la devastassi, superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com’ero nel sostenere le tradizioni dei padri. Ma quando colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani, subito, senza consultare nessun uomo, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi tornati a Damasco. In seguito, dopo tre anni andai a Gerusalemme per consultare Cefa, e rimasi presso di lui quindici giorni, degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore. In ciò che vi scrivo, io attesto davanti a Dio che non mentisco. Quindi andai nella regione della Siria e della Cilicia. Ma ero sconosciuto personalmente alle Chiese della Giudea che sono in Cristo, soltanto avevano sentito dire: “Colui che una volta ci perseguitava, va ora annunziando la fede che un tempo voleva distruggere”. E glorificavano Dio a causa mia (Lettera ai Galati 1,11-24).

∗ A volte l’Eroe incontra una figura misteriosa, l’Oracolo che ha delle conoscenze importanti, svela risvolti sconosciuti e importanti per il successo dell’Eroe. L’Oracolo parla in maniera misteriosa, ma la comprensione di quanto dice diventerà evidente lungo il Viaggio. 

∗∗ Riguardo a Paolo non si può parlare di un vero e proprio rifiuto della chiamata, ma di un intervallo di tempo tra la Chiamata all’Avventura e l’effettiva partenza oltrepassando la prima soglia. 

◊◊◊

SCENA QUARTA. Incontro con il Mentore e l’Attraversamento della Prima Soglia: il Mentore aiuta l’Eroe a prepararsi ad affrontare l’ignoto ricorrendo a indicazioni, guide e strumenti. Vincendo la paura l’Eroe attraversa la prima soglia ed è pronto ad affrontare le difficoltà e alle sfide della chiamata.

Venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi con i discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo ancora che fosse un discepolo. Allora Barnaba lo prese con sé, lo presentò agli apostoli e raccontò loro come durante il viaggio aveva visto il Signore che gli aveva parlato, e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù. Così egli poté stare con loro e andava e veniva a Gerusalemme, parlando apertamente nel nome del Signore e parlava e discuteva con gli Ebrei di lingua greca; ma questi tentarono di ucciderlo. Venutolo però a sapere i fratelli, lo condussero a Cesarea e lo fecero partire per Tarso (Atti degli Apostoli 9, 26-30).

Barnaba poi partì alla volta di Tarso per cercare Saulo e trovatolo lo condusse ad Antiochia. Rimasero insieme un anno intero in quella comunità e istruirono molta gente; ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati Cristiani (Atti degli Apostoli 11, 25-26).

◊◊◊

SECONDO ATTO – L’INIZIAZIONE

SCENA PRIMA. La strada delle Avversità, prove, alleati, nemici: l’Eroe si trova ad affrontare prove successive, a confrontarsi con gli alleati e a scontrarsi con i nemici.

Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: “Riservate per me Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati“. Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li accomiatarono (Atti degli Apostoli 13,2-3).

Attraversata tutta l’isola fino a Pafo, vi trovarono un tale, mago e falso profeta giudeo, di nome Bar-Iesus, al seguito del proconsole Sergio Paolo, persona di senno, che aveva fatto chiamare s sé Barnaba e Saulo e desiderava ascoltare la parola di Dio. Ma Elimas, il mago – ciò infatti significa il suo nome – faceva loro opposizione cercando di distogliere il proconsole dalla fede (Atti degli Apostoli 13, 6-8).

Salpati da Pafo, Paolo e i suoi compagni giunsero a Perge di Panfilia. Giovanni si separò da loro e ritornò a Gerusalemme (Atti degli Apostoli 13,13).

Il sabato seguente quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola di Dio. Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono pieni di gelosia e contraddicevano le affermazioni di Paolo, bestemmiando (Atti degli Apostoli 13, 44.45).

Anche a Iconio essi entrarono nella sinagoga dei Giudei e vi parlarono in modo tale che un gran numero di Giudeo e di Greci divennero credenti. Ma i Giudei rimasti increduli eccitarono e inasprirono gli animi dei pagani contro i fratelli (Atti degli Apostoli 14,1-2).

C’era a Listra un uomo paralizzato alle gambe, storpio sin dalla nascita, che non aveva mai camminato. Egli ascoltava il discorso di Paolo e questi, fissandolo con lo sguardo e notando che aveva fede di essere risanato disse a gran voce: “Alzati dritto in piedi!”. Egli fece un balzo e si mise a camminare (Atti degli Apostoli 14,8-10).

Ma giunsero da Antiochia e da Iconio alcuno Giudei, i quali trassero dalla loro parte la folla; essi presero Paolo a sassate e quindi lo trascinarono fuori della città, credendolo morto. Allora gli si fecero attorno i discepoli ed egli alzatosi, entro in città (Atti degli Apostoli 14,10-20).

Dopo alcuni giorni Paolo disse a Barnaba: “Ritorniamo a far visita ai fratelli in  tutte le città nelle quali abbiamo annunziato la parola del Signore, per vedere come stanno”. Barnaba voleva partire insieme con Giovanni, detto Marco, ma Paolo riteneva che non si dovesse prendere uno che si era allontanato da loro nella Panfllia e non aveva voluto partecipare alla loro opera. Il dissenso fu tale che si separarono l’uno dall’altro; Barnaba prendendo con sé Marco, si imbarcarono per Cipro. Paolo invece scelse Sila e partì, raccomandato dai fratelli alla grazia del Signore. E attraversando la Siria e la Cilicia, dava nuova forza alle comunità (Atti degli Apostoli 15,36-41).

Paolo si recò a Derbe e a Listra. C’era qui un discepolo chiamato Timoteo, figlio di una donna giudea credente e di un padre greco; egli era assai stimato dai fratelli di Listra e Iconio. Paolo volle che partisse con lui, lo prese e lo fece circoncidere per riguardo ai Giudei che si trovavano in quelle regioni; tutti infatti sapevano che suo padre era greco. Percorrendo le città, trasmettevano loro le decisioni degli apostoli e degli anziani di Gerusalemme, perché le osservassero (Atti degli Apostoli 16,1-4).

Durante la notte apparve a Paolo una visione: gli stava davanti un Macedone e lo supplicava: “Passa in Macedonia e aiutaci!”. Dopo che ebbe avuto questa visione, subito cercammo di partire per la Macedonia, ritenendo che Dio ci aveva chiamati ad annunziarvi la parola del Signore (Atti degli Apostoli 16,9-10).

C’era ad ascoltare anche una donna di nome Lidia, commerciante di porpora, della città di Tiàtira, una credente in Dio, e il Signore le aprì il cuore per aderire alle parole di Paolo. Dopo esser stata battezzata insieme alla sua famiglia, ci invitò: “Se avete giudicato che io sia fedele al Signore, venite ad abitare nella mia casa”. E ci costrinse ad accettare (Atti degli Apostoli 16,14-15).

La folla allora insorse contro di loro, mentre i magistrati, fatti strappare loro i vestiti, ordinarono di bastonarli e dopo averli caricati di colpi, li gettarono [Paolo e Sila] in prigione e ordinarono al  carceriere di fare buona guardia (Atti degli Apostoli 16, 22-23).

All’udire che erano cittadini romani, si spaventano vennero e si scusarono con loro; poi li fecero uscire e li pregarono di partire dalla città. Usciti della prigione, si recarono a casa di Lidia dove, incontrati i fratelli, li esortano e poi partirono (Atti degli Apostoli 16, 38-40).

Mentre Paolo li attendeva ad Atene, fremeva nel suo spirito al vedere la città piena di idoli. Discutevano frattanto nella sinagoga con i Giudei e i pagani credenti in Dio e ogni giorno sulla piazza principale con quelli che incontrava. Anche certi filosofi epicurei e stoici discutevano con lui e alcuni dicevano: “Che cosa vorrà mai insegnare questo ciarlatano?” E altri: “Sembra essere un annunciatore di divinità straniere”, poiché annunciava Gesù e la resurrezione e la resurrezione (Atti degli Apostoli 17,16-18).

Quando giunsero dalla Macedonia Sila e Timoteo, Paolo si dedicò tutto alla predicazione, affermando davanti ai Giudei che Gesù era il Cristo. Ma poiché essi gli si opponevano e bestemmiavano, scuotendo le vesti, disse: “Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente; da ora in poi andrò dai pagani”. E andandosene di là, entrò nella casa di un tale chiamato Tizio Giusto, che onorava Dio, al cui abitazione era accanto alla sinagoga. Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia; e anche molti Corinzi, udendo Paolo, credevano e si facevano battezzare. E una notte in visione il Signore disse a Paolo: “Non avere paura, ma continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male, perché io ho un popolo numeroso in  questa città”. Così Paolo si fermò un anno e mezzo, insegnando fra loro la parola di Dio (Atti degli Apostoli 18, 5-10).

Mentre era proconsole dell’Acaia Gallione, i Giudei insorsero in massa contro Paolo e lo condussero al tribunale dicendo: “Costui persuade la gente a rendere un culto a Dio in modo contrario alla legge”. Paolo stava per rispondere, ma Gallione disse ai Giudei: “Se si trattasse di un delitto o di un’azione malvagia, o Giudei, io vi ascolterei, come di ragione. Ma se sono questioni di parole o di nomi o della vostra legge, vedetevela voi, io non voglio essere giudice di queste faccende”. E li fece cacciare dal tribunale (Atti degli Apostoli,18,12-15).

Entrato poi in sinagoga [a Efeso], vi poté parlare liberamente per tre mesi, discutendo e cercando di persuadere gli ascoltatori circa il regno di Dio. Ma poiché alcuni si ostinavano e si rifiutavano di credere dicendo male in pubblico di questa nuova dottrina, si staccò da loro separando i discepoli e continuò a discutere ogni giorno nella scuola di un certo Tiranno (Atti degli Apostoli 19, 8-9).

Dio intanto operava prodigi non comuni per opera di Paolo, al punto che si mettevano sopra i malati fazzoletti o grembiuli che erano stati a contatto con lui e le malattie cessavano e gli spiriti cattivi fuggivano (Atti degli Apostoli 19, 11-12).

◊◊◊

SCENA SECONDA. Avvicinamento alla caverna più profonda: l’Eroe si avvicina al luogo pericoloso che rappresenta la seconda soglia. L’Eroe si ferma e prepara nuove strategie per poter affrontare il profondo, lo sconosciuto, il pericolo.

Dopo questi fatti, Paolo si mise in animo di attraversare la Macedonia e l’Acaia e di recarsi a Gerusalemme dicendo: “Dopo essere stato là, devo vedere anche Roma”. Inviato allora in Macedonia due suoi aiutanti, Timoteo ed Erasto, si trattenne ancora un po’ di tempo nella provincia di Asia (Atti degli Apostoli 19, 21-22).

Trascorsi tre mesi [a Efeso], poiché ci fu un complotto dei Giudei contro di lui, mentre si apprestava a salpare per la Siria, decise di far ritorno attraverso la Macedonia. Lo accompagnarono Sòpatro di Berèa, figlio di Pirro, Aristarco e Secondo di Tessalonica, Gaio di Derbe e Timoteo, e gli asiatici Tichico e Tròfimo. Questi però, partiti prima di noi ci attendevano a Troade; noi invece salpammo da Filippi dopo i giorni degli Azzimi e li raggiungemmo in capo a cinque giorni a Troade dove ci trattenemmo una settimana (Atti degli Apostoli 20, 3-6).

Ecco, ora so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunziando il regno di Dio. Per questo dichiaro solennemente oggi davanti a voi che io sono senza colpa riguardo a coloro che si perdessero, perché non mi sono sottratto al compito di annunziarvi tutta la volontà di Dio (Atti degli Apostoli 20, 25-27).

Dopo questi giorni, fatti i preparativi, salimmo verso Gerusalemme. Vennero con noi anche alcuni discepoli da Cesarea, i quali ci condussero da un certo Mnasone di Cipro, discepoli della della prima ora, dal quale ricevemmo ospitalità (Atti degli Apostoli 21, 15-16).

◊◊◊

SCENA TERZA. Prova centrale: è questa per l’Eroe la prova più importante; si trova faccia a faccia con la sua più grande paura, l’Ombra, e sa che potrebbe morire.

Arrivati a Gerusalemme, i fratelli ci accolsero festosamente. L’indomani Paolo fece visita a Giacomo insieme con noi: c’erano anche tutti gli anziani. Dopo aver rivolto loro il saluto, egli cominciò ad esporre nei particolari quello che Dio aveva fatto tra i pagani per mezzo suo. Quando ebbero ascoltato, essi davano gloria a Dio (Atti degli Apostoli 21, 17-20).

Allora Pietro prese con sé quegli uomini e il giorno seguente, fatta insieme con loro la purificazione, entrò nel tempio per comunicare il compimento dei giorni della purificazione, quando sarebbe stata presentata l’offerta per ciascuno di loro. Stavano ormai per finire i sette giorni, quando i Giudei della provincia d’Asia, vistolo nel tempio, aizzarono tutta la folla e misero le mani su di lui gridando: “Uomini d’Israele, aiuto! Questo è l’uomo che va insegnando a tutti e dovunque contro il popolo, contro la legge e contro questo luogo” (Atti degli Apostoli 21, 26-28).

Il giorno seguente [il tribuno], volendo conoscere la realtà dei fatti, cioè il motivo per cui veniva accusato dai Giudei, gli fece togliere le catene e ordinò che si riunissero i sommi sacerdoti e tutto il sinedrio; vi fece condurre Paolo e lo presentò davanti a loro. Con lo sguardo fisso al sinedrio Paolo disse: “Fratelli, io ho agito fino ad oggi davanti a Dio in perfetta rettitudine di coscienza”. Ma il sommo sacerdote Anania ordinò ai suoi assistenti di percuoterlo in bocca. Paolo allora gli disse: “Dio percuoterà te, muro imbiancato! Tu siedi a giudicarmi secondo la legge e contro la legge comandi di percuotermi?”. E i presenti dissero. “Osi insultare il sommo sacerdote di Dio?”. Rispose Paolo: “Non sapevo, fratelli, che è il sommo sacerdote, sta scritto infatti: Non insulterai il capo del tuo popolo” (Atti degli Apostoli 22, 30; 23,1-5).

Paolo sapeva che nel sinedrio una parte era di sadducei e una parte di farisei; disse a gran voce: “Fratelli, io sono un fariseo, figlio di farisei, io sono chiamato in giudizio a motivo della speranza nella risurrezione dei morti”. Appena egli ebbe detto ciò, scoppiò una disputa tra i farisei e i sadducei e l’assemblea si divise. I sadducei infatti affermano che non c’è risurrezione, né angeli, né spiriti; i farisei invece professano tutte queste cose. Ne nacque allora un grande clamore e alcuni scribi del partito dei farisei, alzatisi in piedi, protestavano dicendo: “Non troviamo nulla di male in quest’uomo. E se uno spirito o un angelo gli avesse parlato davvero?”. La disputa si accese a tal punto che il tribuno, temendo che Paolo venisse linciato da costoro, ordinò che scendesse la truppa a portarlo via di mezzo a loro e ricondurlo nella fortezza. La notte seguente gli venne accanto il Signore e gli disse: “Coraggio! Come hai testimoniato per me a Gerusalemme, così è necessario che tu mi renda testimonianza anche a Roma” (Atti degli Apostoli 23, 6-11).  

◊◊◊

SCENA QUARTA. La Ricompensa: tutte le paure sono state sconfitte, la sfida è stata vinta. Ora è tempo della ricompensa, il premio.

Festo dunque, raggiunta la provincia, tre giorni dopo salì da Cesarea a Gerusalemme. I sommi sacerdoti e i capi dei Giudei gli si presentarono per accusare Paolo e cercavano di persuaderlo, chiedendo come un favore, in odio a Paolo, che lo facesse venire a Gerusalemme; e intanto disponevano un tranello per ucciderlo lungo il percorso. Festo rispose che Paolo stava sotto custodia a Cesarea e che egli stesso sarebbe partito fra breve (Atti degli Apostoli 25,1-4).

Ma Festo volendo fare un favore ai Giudei, si volse a Paolo e disse: “Vuoi andare a Gerusalemme per essere là giudicato di queste cose davanti a me?”. Paolo rispose: ” Mi trovo davanti al tribunale di Cesare, qui mi si deve giudicare. Ai Giudei non ho fatto alcun torto, come anche tu sai perfettamente. Se dunque sono in colpa e ho commesso qualche cosa che meriti la morte, non rifiuto di morire; ma se nelle accuse di costoro non c’è nulla di vero, nessuno ha il potere di consegnarmi a loro. Io mi appello a Cesare”. Allora Festo, dopo aver conferito con il consiglio, rispose: “Ti sei appellato a Cesare, a Cesare andrai” (Atti degli Apostoli 25, 9-12).

◊◊◊

TERZO ATTO – IL RITORNO

SCENA PRIMA. La Via del Ritorno: l’Eroe in questo momento può decidere se tornare nel mondo ordinario o proseguire nel mondo dell’Avventura per compiere un altro Viaggio; non mancheranno comunque, altri pericoli e prove.

Quando fu deciso che ci imbarcassimo per l’Italia, consegnarono Paolo, insieme ad alcuni altri prigionieri, a un centurione di nome Giulio della coorte Augusta. Salimmo su una nave di Adramitto, che stava per partire verso i porti della provincia d’Asia e salpammo, avendo con noi Aristarco, un Macedone di Tessalonica (Atti degli Apostoli 27, 1-2).

Essendo trascorso molto tempo ed essendo ormai pericolosa la navigazione poiché era già passata la festa dell’Espiazione, Paolo li ammoniva dicendo: “Vedo, o uomini, che la navigazione comincia a essere di gran rischio e di molto danno non solo per il carico e per la nave, ma anche per le nostre vite“. Il centurione però dava più ascolto al pilota e al capitano che alle parole di Paolo (Atti degli Apostoli 27, 9-11).

Appena cominciò a soffiare un leggero scirocco, convinti di poter ormai realizzare il progetto, levarono le ancore e costeggiavano da vicino Creta. Ma dopo non molto tempo si scatenò contro l’isola un vento di uragano, dello allora “Euroaquilone”. La nave fu travolta nel turbine e, non potendo più resistere al vento, abbandonati in balìa, andavamo alla deriva (Atti degli Apostoli 27, 13-15).

Come giunse la quattordicesima notte da quando andavamo alla deriva nell’Adriatico, verso mezzanotte i marinai ebbero l’impressione che una qualche terra si avvicinava. Gettato lo scandaglio, trovarono venti braccia; dopo un breve intervallo, scandagliarono di nuovo, trovarono quindici braccia. Nel timore di finire contro gli scogli, gettarono da poppa quattro ancore, aspettando con ansia che spuntasse il giorno (Atti degli Apostoli 27,27-29).

Fattosi giorno non riuscirono a riconoscere quella terra, ma notarono un’insenatura con spiaggia e decisero, se possibile, di spingere la nave verso di essa. Levarono le ancore e le lasciarono andare in mare; al tempo stesso allentarono i legami dei timoni e spiegata al vento la vela maestra, mossero verso la spiaggia. Ma incapparono in un secca e la nave vi si incagliò; mentre la prua arenata rimaneva immobile, la poppa minacciava di sfasciarsi sotto la violenza delle onde (Atti degli Apostoli 27, 39-41).

Una volta in salvo, venimmo a sapere che l’isola si chiamava Malta. Gli indigeni ci trattarono con rara umanità, ci accolsero tutti attorno a un gran fuoco, che avevano acceso perché era sopraggiunta la pioggia ed era freddo. Mentre Paolo raccoglieva un fascio di sarmenti e lo gettava sul fuco, una vipera, risvegliata dal calore, lo morse a una mano. Al vedere la serpe pendergli dalla mano, gli indigeni dicevano tra loro: “Certamente costui è un assassino, se, anche scampato dal mare, la Giustizia non lo lascia vivere”. Ma egli scosse la serpe nel fuco e non ne patì alcun male. Quella gente si aspettava di vederlo gonfiare e cadere morto sul colpo, ma, dopo aver molto atteso senza vedere succedergli nulla di straordinario, cambiò parere e diceva che era un dio ( Atti degli Apostoli 28, 1-6).

Nelle vicinanze di quel luogo c’era un terreno appartenente al “primo” dell’Isola, chiamato Publio; questi ci accolse e ci ospitò con benevolenza per tre giorni. Avvenne che il padre di Publio dovette mettersi a letto colpito da febbri e da dissenteria; Paolo l’andò a visitare e dopo aver pregato gli impose le mani e lo guarì. Dopo questo fatto, anche gli altri isolani che avevano malattie accorreva no e venivano sanati; ci colmarono di onori e al momento della partenza ci rifornirono di tutto il necessario (Atti degli Apostoli 28, 7-10). 

SCENA SECONDA. Ritorno con l’Elisir: l’Eroe ritorna nel mondo ordinario portando con sé un tesoro, una lezione, un apprendimento che gli gioverà nelle scelte future.

Dopo tre mesi salpammo su una nave di Alessandria che aveva svernato nell’isola, recante l’insegna dei Dioscuri. Approdammo a Siracusa, dove rimanemmo tre giorni e di qui, costeggiando, giungemmo a Reggio. Il giorno seguente si levò lo scirocco e così l’indomani arrivammo a Pozzuoli. Arrivati a Roma, fu consesso a Paolo di abitare per conto suo con un soldato di guardia (Atti degli Apostoli 28, 11-13.16).

Dopo tre giorni, egli convocò a sé i più in vista tra i Giudei e venuti che furono, disse loro: “Fratelli, senza aver fatto nulla contro il mio popolo e contro le usanze dei padri, sono stato arrestato a Gerusalemme e consegnato in mano dei Romani. Questi, dopo avermi interrogato, volevano rilasciarmi, non avendo trovato in me alcuna colpa degna di morte. Ma continuando i Giudei ad opporsi, sono stato costretto ad appellarmi a Cesare, senza intendere con questo muovere accuse contro il mio popolo. Ecco perché vi ho chiamati, per vedervi e parlarvi, poiché è a causa della speranza d’Israele che io sono legato da questa catena” (Atti degli Apostoli 28, 17-20).

E fissatogli un giorno, vennero in molti da lui nel suo alloggio; egli dal mattino alla sera espose loro accuratamente, rendendo la sua testimonianza, il regno di Dio, cercando di convincerli riguardo a Gesù, in base alla Legge di Mosè e ai Profeti (Atti degli Apostoli 28, 23).

Paolo trascorse due anni interi nella casa che aveva preso a pigione e accoglieva tutti quelli che venivano a lui, annunziando il regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo, con tutta franchezza e senza impedimento (Atti degli Apostoli 28,30-31).

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: