Il Viaggio dell’Eroe

Il “VIAGGIO DELL’EROE” è metafora di un percorso esistenziale che ha la sua origine negli studi di Joseph Campbell (1904-1987), psicologo statunitense, noto per le sue ricerche di mitologia e religione comparata. Proprio in questi studi, e in particolare in un testo intitolato “The Hero with a Thousand Faces” del 1949 (it. “L’eroe dai mille volti”), espone le notevoli corrispondenze narrative tra le mitologie dei vari popoli della terra, quando raccontano le vicende dei propri eroi. Egli notò che, pur mutando il personaggio principale, l’eroe appunto di ogni singolo popolo, la vicenda scandiva quasi un medesimo percorso.

Tale particolarità venne colta con interesse da uno sceneggiatore statunitense di nome Christopher Vogler, il quale trovò propizia questa particolarità “universale” tanto da orientare la scrittura dei suoi film in modo da illustrare, nella vicenda dei film, il “viaggio dell’eroe”.

Il “viaggio dell’eroe” si articola in tre fasi fondamentali o,  in termini narrativi, in tre atti.

Il primo atto è chiamato LA SALITA, il secondo atto è detto LA DISCESA o L’INIZIAZIONE, il terzo e ultimo atto è IL RITORNO.

Ogni atto, poi, è scandito come da scene. Nel primo atto le scene sono:

IL MONDO ORDINARIO; LA CHIAMATA ALL’AVVENTURA; IL RIFIUTO DELLA CHIAMATA; L’INCONTRO CON IL MENTORE; L’ATTRAVERSAMENTO DELLA PRIMA SOGLIA.

Il secondo atto ha come scene:

LE PROVE, GLI ALLEATI E I NEMICI; L’AVVICINAMENTO ALLA CAVERNA; LA GRANDE PROVA; LA RICOMPENSA.

Il terzo e conclusivo atto contiene le scene: LA STRADA DEL RITORNO; LA RESURREZIONE; IL RITORNO CON L’ELISIR.

Il protagonista del viaggio è l’EROE, colui che compie il viaggio, il quale porta con sé imperfezioni e impulsi contraddittori che lo rendono però una persona reale, vera e desiderosa di voler colmare i propri bisogni e/o raggiungere i propri sogni.

Percepisce, però, che, dove ora si trova, non è possibile e forse neanche facile, tutto attorno a sé lo ostacola, non lo aiuta ma lo ferma, lo fa sentire frustrato, si trova nel cosiddetto MONDO ORDINARIO, quello di una quotidianità asfissiante e spera che accada qualcosa.

A un certo punto l’EROE viene sorpreso da qualcosa che accade attorno a sé o dentro di sé; in quel quotidiano che lo asfissiava o in cui non si sente più a suo agio, arriva un imprevisto, è come se giungesse un messaggio, una CHIAMATA a fare altro, a uscire dalla situazione per un percorso diverso, nuovo, per un’avventura. La CHIAMATA che giunge sollecita, anzi provoca a un cambiamento: un oggetto, una telefonata, un telegramma, una intuizione…

A volte l’EROE, pur vivendo una quotidianità che sente limitarlo, davanti alla chiamata si mostra riluttante, soprattutto perché intravede pericoloso avventurarsi e la quotidianità anche se lo fa sentire inappagato, è sicura, conosciuta, per cui cerca di “negare”, RIFIUTA la chiamata o fa di tutto per sfuggirla. In questo caso si verifica una insistenza della chiamata, soprattutto ad opera del MENTORE. Il MENTORE è un vecchio saggio che offre all’EROE incoraggiamento attraverso consigli, direzione, guida e anche doni che possano supportare e rassicurare l’EROE, riguardo a come potrà affrontare tutto ciò che di incerto significherà seguire la chiamata. Il dono potrebbe essere un’arma, piuttosto che una particolare conoscenza o forza, una mappa o altro ancora.

Il MENTORE è anche colui che allena e istruisce l’eroe; spesso il MENTORE è chi è tornato dal viaggio e ora ha la necessaria saggezza per accompagnare l’eroe sullo stesso percorso.

Un incidente, una “crisi” rispetto al mondo ordinario, portano l’EROE a una situazione di non ritorno, a decidere. L’EROE si convince di PARTIRE e con l’aiuto del Mentore accetta la sfida di entrare nel MONDO DELL’AVVENTURA o MONDO STRAORDINARIO. L’EROE e il Mentore superano, ATTRAVERSANO LA PRIMA SOGLIA ed è il momento più difficile del Primo Atto, il suo vero inizio, anche per la presenza presso la soglia di GUARDIANI, esseri che cercano di fermare l’EROE, creandogli difficoltà. Apparentemente sono dei nemici, ma spesso hanno il compito di sondare la volontà dell’EROE, a saggiare la sua fermezza nel varcare la soglia, a proseguire nel MONDO STRAORDINARIO, e possono essere superati o trasformati in alleati.

Al passaggio della prima soglia, termina il Primo Atto.

L’EROE è in viaggio, inizia il Secondo Atto, ha attraversato la prima soglia e insieme al Mentore è entrato nel mondo straordinario, nel MONDO DELL’AVVENTURA. L’EROE fa i primi incontri, viene coinvolto nelle prove di un mondo che impara a conoscere e che lo spinge a svelare il suo vero carattere: i suoi sentimenti, i suoi valori, le sue fragilità.

Il mondo dell’avventura l’EROE lo percorre con gli ALLEATI che condividono con lui il viaggio.

Spesso, l’EROE ha nella sua compagnia di alleati uno che crea contrattempi, un tipo confusionario e per certi versi anche comico, un BURLONE, che rimescola le situazioni, creando ulteriori problemi o addirittura aprendo soluzioni impreviste.

L’EROE, lungo il cammino nel mondo dell’avventura, insieme ai suoi alleati, si scontra con i NEMICI.

Mentre si avvicina al “luogo pericoloso”, alla CAVERNA PROFONDA e al cancello che la chiude: è la seconda soglia, custodita dai GUARDIANI DELL’OMBRA.

L’EROE avverte, davanti a questa nuova soglia da attraversare, una diversa e nuova consapevolezza di sé e degli altri: il percorso compiuto fino a questo punto ha evidenziato lati della sua persona e di quella dei suoi alleati che inizialmente gli erano sconosciuti.

È anche il momento, questo, nel quale l’EROE, spesso, viene abbandonato dai compagni di viaggio e rimane solo ad attraversare la seconda soglia, perciò indossa una divisa o una maschera o impugna l’arma che gli dovrà servire per andare incontro a colui che abita il luogo pericoloso: l’OMBRA.

L’OMBRA è l’antagonista dell’EROE, in qualche maniera ne è la proiezione di sentimenti o traumi repressi, ne riflette le tendenze negative; l’incontro-scontro tra OMBRA-EROE muove l’intera vicenda, il viaggio.

L’EROE affronta ora il momento critico dello scontro con l’OMBRA.

Durante questo scontro, che è la PROVA CENTRALE dell’intero viaggio, l’EROE si trova faccia a faccia con le sue più grandi paure, con un eventuale fallimento dell’impresa; si conclude definitivamente la sua vecchia personalità e torna cambiato, niente sarà più lo stesso, non avrà più la stessa visione delle cose, rinascendo a una nuova consapevolezza.

Tutto avviene sulla cima della montagna, nella zona più profonda della caverna, nel cuore della foresta, nella parte più riposta d’una terra straniera, metafora del posto più segreto della sua anima. È il momento più profondo della discesa prima di risalire.

In questo momento del viaggio, avviene anche l’incontro con il VOLTAFACCIA, un essere che si traveste da leale ma non è sincero o da sincero ma non leale, da amico che diventa nemico e viceversa, seminando nell’EROE dubbi e situazioni di incertezza continua.

L’EROE, superata la GRANDE PROVA, festeggia per aver imparato qualcosa. Ottiene una ricompensa come un elisir, un tesoro, un amore, un nuovo nome, una nuova conoscenza, ecc…

L’EROE diventa consapevole della propria forza e volontà, riceve stima dagli altri, che lo considerano un essere straordinario, un essere superiore, se non un proprio e vero dio, e a volte e anche lui stesso a pensarlo. Così finisce l’Atto Secondo.

L’EROE avverte il bisogno di ritornare, è ancora dentro l’avventura, la “foresta” o qualsiasi luogo si trovi in questo momento. Sente nostalgia della casa, decide di voler partire verso il mondo che aveva lasciato, il MONDO ORDINARIO, anche se teme che per chi è diventato, poiché il viaggio lo ha cambiato, tutto quello che ha conquistato, tornando, potrà perderlo. Decide, ad ogni modo di tornare e attraversa l’ULTIMA SOGLIA.

L’EROE è davanti all’ultima prova, non è la più difficile ma è la definitiva: attraversare LA TERZA SOGLIA, quella che lo fa ritornare al MONDO ORDINARIO, mondo che aveva lasciato quando era partito.

Tornando, l’EROE porta con sé la lezione che ha imparato dal MONDO STRAORDINARIO o MONDO DELL’AVVENTURA, ma non è certo che potrà essere compresa da quelli che abitano il mondo ordinario. Ecco la difficoltà, la sfida: far comprendere la lezione e anche riadattarsi al mondo ordinario. Tuttavia, l’EROE sa di essere cambiato e questo cambiamento lo fa sentire inadeguato al mondo che aveva lasciato e che ora ritrova, emerge la consapevolezza di essere un altro, di essere diverso rispetto a come era prima.

L’EROE è, dunque, tornato nel MONDO ORDINARIO ma avverte chiaramente di essere un altro, non è più la persona che era partita, il viaggio lo ha cambiato, ciò che ha vissuto lo ha cambiato e ora porta con sé l’esperienza raggiunta, un dono da poter offrire al mondo ordinario.

Tuttavia, si pone delle domande: il mondo che aveva lasciato, e in cui ora è tornato, sarà capace di apprezzare il dono, l’elisir (una nuova conoscenza, un oggetto, una qualità riscoperta di se stesso…)? Egli stesso sarà accettato per quello che è diventato? Saprà riadattarsi al mondo che aveva lasciato, ormai così diverso ai suoi occhi?

La risposta a queste domande è necessaria all’EROE per decidere due possibili strade:

  1. Rimanere nel mondo ordinario, avvertendo la missione di essere colui che, cambiato durante il viaggio, è venuto a rendere il MONDO ORDINARIO un po’ STRAORDINARIO,
  2. Andar via e tornare nel MONDO DELL’AVVENTURA, a causa di forti resistenze, contrasti, e partire per un’altra CHIAMATA. Questa seconda scelta è generalmente la più comune poiché l’EROE avverte enorme la difficoltà, se non l’impossibilità, di riadattarsi.

Qui finisce il terzo e ultimo atto.

“Gli eroi sono il simbolo dell’anima in trasformazione e del viaggio che ogni persona intraprende nella vita” (C. Vogler).

Qui sotto, il Viaggio dell’Eroe seguendo l’epica trilogia di STAR WARS.

Il viaggio di un Eroe: PAOLO DI TARSO

“Eroe, sostantivo maschile, persona che per eccezionali virtù di coraggio o abnegazione s’impone all’ammirazione di tutti” (Dizionario Italiano).

ATTO I – SCENA I – SAULO DI TARSO

Troviamo l’Eroe nel suo Mondo Ordinario, il mondo consueto dove l’Eroe, con le sue peculiari caratteristiche, vive e agisce.

Il protagonista del viaggio è Saulo di Tarso, lo incontriamo all’inizio del suo percorso, nella sua realtà quotidiana, quella di ogni giorno, quella ordinaria. Saulo riflettere una personalità, ricca e variegata che adesso andremo a conoscere.

Saulo nasce a Tarso, una cittadina della Cilicia (cf. At 22,3), regione attualmente situata sulla costa sudorientale dell’Asia Minore in Turchia e a nord dell’isola di Cipro. La cittadina viene definita da Saulo non senza importanza (cf. At 21,39), infatti la sua posizione geografica coincideva con il passaggio dell’antica Via della Seta e il fiume Cidno, che anticamente l’attraversava, le aveva permesso di essere una città portuale, aperta a un notevole flusso di commercio marittimo. Questa sua importanza economica la fece sviluppare e diventare capolugo della regione e raggiungere un tale prestigio che, secondo la testimonianza di Dione Crisostomo, nel periodo da Pompeo ad Augusto, un certo numero di persone in base al censo e al pagamento di cinquecendo dracme, ottenevano la civitas romana (la cittadinanza romana). Di questo beneficio imperiale potè probabilmente usufruire Saulo, poiché davanti al tribuno che lo aveva fatto legare, protesta il suo diritto ad essere trattato da cittadino romano (cf. At 22,25).

Saulo, giudeo (cf. At 21,39) della diaspora, perché nato fuori dai confini d’Israele, è di mestiere fabbricatore di tende (cf. At 18,3), conosce il greco (cf. At 21,37) e la letteratura greca (cf. At 17,28), parla in ebraico (cf. At 21,40), trascorre la sua giovinezza a Gerusalemme (cf. At 26,4), dove riceve una formazione religiosa piuttosto severa alla scuola di Gamaliele (cf. At 22,3) e cresce nelle più rigide norme della legge paterna (cf. At 22,3). Ammette di adorare il Dio dei suoi padri (cf. At 24,14) – il Dio di Abramo Isacco e Giacobbe -, e crede in tutto ciò che è conforme alla Legge e sta scritto nei Profeti, nutrendo inoltre in Dio la speranza che ci sarà una resurrezione dei giusti e degli ingiusti (cf. At 24,15).

Fariseo figlio di farisei (cf. At 26,3), Saulo, vive nella setta più rigida della sua religione (cf. At 26,5), si forza di conservare in ogni momento una coscienza irreprensibile davanti a Dio e davanti agli uomini (cf. At 24,1), e pieno di zelo (cf. At 22,3), crede suo dovere di lavorare attivamente contro il nome di Gesù il Nazareno (cf. At 26,9), perseguitando a morte la nuova dottrina, arrestando e gettando in prigione uomini e donne (cf. At 22,4) e quanti di loro venivano condannati a morte, ricevevano anche da lui il voto (cf. At 26,10).

Quindi, agendo in perfetta rettitudine di coscienza davanti a Dio (cf. At 23,1), riceve dal sommo sacerdote e tutto il collegio degli anziani, le lettere credenziali per le sinagoghe di Damasco, allo scopo di condurre i discepoli del Signore come prigionieri a Gerusalemme per essere puniti (cf. At 22,5), ma accade qualcosa di inaspettato.

SCENA II – SULLA STRADA PER DAMASCO

L’Eroe si trova davanti a un problema, a una Chiamata, a una sfida da intraprendere, e per questo lo raggiungere un Messaggero.

Saulo, l’Eroe del viaggio, è il procinto di iniziare il suo avventuroso percorso. Pieno di zelo (cf. At 22,3), si presenta dal sommo sacerdote, chiedendo lettere per le sinagoghe di Damasco (cf. At 9,2) e viene autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne, seguaci della dottrina che avesse trovati (cf. At 9,3). Quindi si mette in viaggio e mentre si avvicina a Damasco (cf. At 22,6), accade l’imprevedibile.

Verso Mezzogiorno (cf. At 26,12), una grande luce dal cielo improvvisamente lo avvolge e caduto a terra, sa da una voce che gli parla di perseguitare Gesù, il Nazareno, che era già morto da tempo! (cf. At 22,8).

Rimessosi in piedi, ma accecato dalla luce abbagliante che lo aveva investito, per mano dei compagni viene condotto a Damasco, dove rimane tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda (cf. At 9,9).

La voce che gli aveva annunciato di essere stato costituito ministro e testimone (cf. At 26, 16), viene ulteriormente confermata da un messaggero, un certo Anania, un devoto osservante della legge e discepolo (cf. At 9,12), in buona reputazione presso tutti i Giudei residenti a Damasco (cf. At 9,22), che entra nella casa dove Saulo soggiorna e dopo aver imposto su di lui le mani gli fa riacquistare la vista (cf. At 22,13), prende cibo e le forze gli ritornano (cf. At 9,19).

SCENA III ANANIA

L’Eroe incontra una figura misteriosa, l’Oracolo, che ha delle conoscenze importanti e svela risvolti sconosciuti per il successo dell’Eroe.

Anania si rivolge ancora a Saulo e lo informa che Dio lo ha predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad essere suo testimone davanti a tutti gli uomini, quindi viene battezzato (cf. At 22, 12-16).

L’Eroe incontra anche i Guardiani della Soglia, che cercano di fermarlo, creargli difficoltà. Hanno il compito di sondare la sua volontà, saggiare la sua fermezza, e spingerlo anche a un possibile rifiuto alla Chiamata.

Saulo torna a Gerusalemme e cercando di unirsi ai discepoli del Signore, non viene creduto. Un discepolo Barnaba si fa garante per Saulo, raccontando dell’incontro con il Signore sulla via per Damasco e come subito dopo aveva predicato apertamente e con coraggio nel nome di Gesù. Saulo a questo punto può rimanere a Gerusalemme, parla e discute con quelli di lingua greca, ma questi tentandolo di ucciderlo, lo costringono su invito pressante dei fratelli di partire per Tarso (cf. At 9,26-30).

SCENA IV BARNABA

Il Mentore aiuta l’Eroe ad affrontare l’ignoto, fornendo indicazioni, guide e strumenti per accettare la Chiamata.

Barnaba saputo che la buona novella era stata accolta da un gran numero di Greci ad Antiochia, si rallegra e pieno di Spirito Santo e di fede, parte in direzione di Tarso per cercare Saulo e condurlo ad Antiochia. Rimangono lì un anno intero e ad Antiochia per la prima volta i discepoli sono chiamati Cristiani (cf. At 11,19-26).

SCENA V – IN VIAGGIO

L’Eroe vince ogni timore e accompagnato dal Mentore attraversa la Prima Soglia, pronto ad affrontare le difficoltà e le sfide della Chiamata, del Viaggio.

Ci sono nella comunità di Antiochia profeti e dottori e mentre si celebra il culto del Signore e il digiuno, lo Spirito Santo afferma di riservare Barnaba e Paolo per l’opera ha cui li ha chiamati. Su Barnaba e Paolo vengono imposte le mani e inviati (cf. At 13, 1-3).

ATTO II – SCENA I LE PROVE, GLI ALLEATI E I NEMICI

L’Eroe Saulo – da ora conosciuto come Paolo – è in viaggio e inizia ad affrontare le Prove; accompagnato da Alleati, si scontra con i Nemici.

Inviati dallo Spirito Santo, Saulo e Barnaba giunti a Salamina annunciano la parola di Dio nelle sinagoghe dei Giudei, con l’aiuto di Giovanni. Nell’isola di Pafo vi trovano un tale Elimas, il mago, che cerca di distogliere il proconsole Sergio Paolo dal ascoltare la parola di Dio; allora Saulo, detto anche Paolo, pieno di Spirito Santo, fissa gli occhi su di lui e lo fa piombare nell’oscurità. Il proconsole vedendo l’accaduto crede nel Signore (cf. At 13,4-12).

Lungo il Viaggio, avviene anche l’incontro con il Voltafaccia, un alleato che da amico diventa nemico, seminando nell’Eroe dubbi e situazioni di incertezza.

(VOLTAFACCIA) Salpati poi da Pafo e giunti a Perge di Panfilia, Giovanni si separa da loro e ritorna a Gerusalemme (cf. At 13,13-15).

(PROVE) Paolo e Barnaba arrivati ad Antiochia di Pisidia, entrano nella sinagoga di sabato e dopo la lettura della Legge e dei Profeti, su invito dei capi della sinagoga Paolo annuncia Gesù il compimento delle promesse (cfr At 13,16-43).

(NEMICI) Il sabato seguente i Giudei contraddicono le affermazioni di Paolo, allora Paolo e Barnaba con franchezza dichiarano che il Signore ha ordinato di portare la salvezza anche alle genti. I Giudei quindi sobillarono le donne pie di alto rango e i notabili della città, per suscitare una persecuzione contro Paolo e Barnaba e li scacciano. Essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, vanno a Icònio, pieni di gioia e di Spirito Santo (cf. At 13, 44-52).

(NEMICI) Da Antiochia e da Icònio alcuni Giudei aizzano la folla e Paolo viene lapidato e trascinato fuori della città perché considerato morto. Invece alzatosi, entra in città e il giorno dopo parte con Barnaba per Derbe (cf. At 14,19-20).

(PROVE) A Listra Paolo fa balzare in piedi e camminare un uomo paralitico. Barnaba e Paolo, dopo quello che è accaduto sono considerati degli dèi dalla gente e a fatica riescono a far desistere la folla dall’offrire un sacrificio per loro (cf. At 14, 8-18).

(NEMICI) Giungono intanto da Antiochia e da Icònio alcuni Giudei, che incitano la folla e prendono Paolo a sassate e lo trascinarono fuori della città, credendolo morto. Allora gli si fecero attorno i discepoli ed egli, alzatosi, entrò in città. Il giorno dopo partì con Barnaba alla volta di Derbe (At 14,19-20).

Dopo aver predicato ritornarono a Listra, Icònio e Antiochia, incoraggiano i discepoli a restare saldi nella fede e costituiscono per ogni comunità anziani affidandoli al Signore. Attraversate varie regioni, fanno vela per Antiochia dove l’impresa aveva avuto inizio (cf. At 14, 21-26).

(ALLEATI) Arrivati, riunirono la comunità riferendo tutto quello che Dio aveva compiuto per mezzo loro e come aveva aperto ai pagani la porta della fede (cf. At 14, 19-28).

SCENA II AVVICINAMENTO A GERUSALEMME

L’Eroe si avvicina al “luogo pericoloso”, la Caverna Profonda, dove avverrà la Prova Centrale.

Dalla Giudea alcuni fratelli affermano che se non c’è circoncisione non si può essere salvi. Paolo e Barnaba discutono animatamente e si stabilisce che vadano a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per la questione. Giunti poi a Gerusalemme riferiscono alla Chiesa tutto ciò che Dio ha compiuto per mezzo loro (cf At 15, 1-4).

I farisei diventati credenti affermano che è necessario circoncidere e osservare la legge di Mosè, allora Pietro si alza e dice che è stato Dio, che conosce i cuori, a concedere anche a loro lo Spirito Santo, purificandone i cuori con la fede. Per cui è per la grazia del Signore Gesù che tutti si salvano (cf At 15, 5,12).

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Giacomo aggiunge che Dio ha voluto scegliere tra i pagani un popolo per consacrarlo al suo nome, per questo ritiene che chi si converte a Dio tra i pagani, si astene dalle sozzure degli idoli, dalla impudicizia, dagli animali soffocati e dal sangue (cf. At 15,13-21).

Paolo e Barnaba, Giuda chiamato Barsabba e Sila, uomini tenuti in grande considerazione dai fratelli, scendono ad Antiochia e consegnano la lettera alla comunità, letta si rallegrano per l’incoraggiamento che infonde. Giuda e Sila tornano a Gerusalemme, mentre Paolo e Barnaba rimangono ad Antiochia (cf. At 15, 30-35).

SCENA III – IL SINEDRIO E IL TRIBUNO

L’Eroe incontra l’Ombra. L’Eroe si trova faccia a faccia con le sua più grande paura, con l’eventuale rischio di fallire l’impresa.

Paolo attraversa la Macedonia e l’Acaia, giunto a Gerusalemme desidera poi vedere anche Roma (cf. At 19, 21).

(NEMICI) Intanto un tale Demetrio, argentiere, fabbricante di tempietti in argento ad Artèmide, raduna altri come lui e parlando ai cittadini del pericolo di Paolo che sta sviando una massa di gente dal santuario della dea Artemide, colei che l’Asia e il mondo intero adora, e far cadere in discredito la categoria a cui lui appartiene (cf At 19, 23-27).

(ALLEATI) Le parole di Demetrio infiammano d’ira la gente che si mette a gridare: “Grande è l’Artèmide degli Efesini!”. Paolo vuole presentarsi alla folla, ma i discepoli non glielo permettono e anche alcuni dei capi della provincia, che gli erano amici, mandano a pregarlo di non avventurarsi nel teatro (cf At 19, 28-31).

Cessa il tumulto e Paolo manda a chiamare i discepoli e, dopo averli incoraggiati, li saluta e si mette in viaggio per la Macedonia, dopo aver attraversato quelle regioni, esortando con molti discorsi i fedeli, arrivò in Grecia (cf. At 20,1-2).

Da Milèto Paolo manda a chiamare subito ad Efeso gli anziani della Chiesa e dice loro di aver servito il Signore con umiltà, lacrime e prove e ora, avvinto dallo Spirito, va a Gerusalemme senza sapere ciò che là accadrà per rendere testimonianza al messaggio della grazia di Dio. Poi si inginocchia, prega e tutti scoppiano a piangere, lo baciano e addolorati, lo accompagnarono fino alla nave (cf At 20.17-38).

Arrivati a Gerusalemme, i fratelli accolgono festosamente Paolo e il giorno dopo visita Giacomo e tutti gli anziani, che per precauzione verso i Giudei invitano Paolo a presentare l’offerta per quattro uomini e compiere il rito di purificazione con loro radendosi il capo e così osservare la legge (cf At 21, 17-26).

I Giudei della provincia d’Asia, visto Paolo nel tempio, aizzano la folla gridando che agiva contro la legge e contro il tempio. La città è in subbuglio e il popolo accorre da ogni parte, per impadronirsi di Paolo e lo trascinano fuori del tempio e chiudono le porte e cercano di ucciderlo. Il tribuno della coorte viene a sapere della rivolta e immediatamente prende con sé dei soldati e dei centurioni e si precipita verso i rivoltosi, arresta e ordina che di legato con due catene e di condurlo nella fortezza. Intanto la gente urlava di metterlo a morte (cf. At 21, 27-36).

Paolo, legato con le cinghie, dice al centurione di essere cittadino romano e non può essere flagellato. Il tribuno, preso dalla paura, il giorno dopo gli fa togliere le catene e ordina di riunire i sommi sacerdoti e tutto il sinedrio per presentare Paolo (cf. At 22, 25-30).

Paolo sa che nel sinedrio una parte è di sadducei e una parte è di farisei in contrasto tra loro perché i sadducei affermano che non c’è risurrezione, né angeli, né spiriti, i farisei invece professano tutte queste cose e l’assemblea si divide. La disputa si accende a tal punto che il tribuno, con il timore che Paolo venga linciato, ordina che scenda la truppa a portarlo via e ricondurlo nella fortezza. La notte seguente gli viene accanto il Signore e gli dice: “Coraggio! Come hai testimoniato per me a Gerusalemme, così è necessario che tu mi renda testimonianza anche a Roma” (cf. At 23, 6-11).

ATTO III – SCENA I – VERSO ROMA!

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Tutte le paure sono state sconfitte, la sfida con l’Ombra è stata vinta. Ora è tempo della ricompensa, il premio.

Il giorno dopo più di quaranta Giudei fanno voto di non toccare né cibo né bevanda, sino a che non avessero ucciso Paolo, ma il figlio della sorella di Paolo viene a sapere del complotto e informa Paolo. Paolo, a sua volta fa informare il tribuno che chiamare due centurioni, consegna loro una lettera informativa, e fa preparare un drappello di duecento soldati, settanta cavalieri e duecento lancieri per portare Paolo a Cesarèa dal governatore Felice, tre ore dopo il tramonto. Giunto Paolo dal governatore, questo da ordine di custodirlo nel pretorio di Erode in attesa si ascoltare i suoi accusatori (cf At 23,12-35).

Cinque giorni dopo arriva il sommo sacerdote Anania con alcuni anziani e a un avvocato, Tertullo, per accusare Paolo, dopo il governatore fa cenno a Paolo di parlare e termina rimandando al tribuno Lisia appena giunge. Intanto Paolo rimane in custodia, godendo di una certa libertà e poter ricevere amici per assistenza (cf. At 24,1-23).

Dopo alcuni giorni Felice arriva con la moglie Drusilla, giudea; fatto chiamare Paolo, lo ascolta intorno alla fede in Cristo Gesù. Paolo rimane in custodia. Trascorsi due anni, Felice ha come successore Porcio Festo. A Gerusalemme Festo incontra i sommi sacerdoti e i capi dei Giudei che accusano Paolo e chiedono di farlo andare a Gerusalemme. Festo risponde che Paolo è in custodia a Cesarèa e possono accusarlo là. I Giudei giunti a Cesarèa, imputa numerose e gravi colpe a Paolo, senza però provarle. Festo per favorire i Giudei, chiede a Paolo se vuole essere giudicato a Gerusalemme davanti a lui e Paolo si appella a Cesare (cf. At 24, 24-27; 25, 1-12).

Arrivano a Cesarèa il re Agrippa e Berenìce, per salutare Festo e questo espone al re il caso di Paolo, allora Agrippa chiede a Festo di poter ascoltare Paolo. Il giorno dopo Agrippa e Berenice entrano con grande sfarzo nella sala dell’udienza, accompagnati dai comandanti e dai cittadini più in vista e ascoltare Paolo. Paolo si difende e per ciò che dice viene considerato pazzo da Festo, mentre il re Agrippa è quasi persuaso, alla fine poiché Paolo si è appellato a Cesare e a Cesare andrà (cf. At 25,13-27; 26, 1-32).

SCENA II – LA TRASFORMAZIONE

L’Eroe in questo momento può decidere se tornare nel mondo ordinario o proseguire nel mondo dell’Avventura per compiere un altro Viaggio; non mancheranno comunque, altri pericoli e prove.

Paolo e altri prigionieri, viene imbarcato per l’Italia, con il centurione Giulio, della coorte Augusta. Trascorso molto tempo in viaggio Paolo raccomanda il centurione di non riprendere il largo poiché la navigazione stava diventando pericolosa e dannosa per il carico, per la nave e per le vite. Il centurione però ascolta il pilota e il capitano della nave e si salpa per giungere e svernare a Fenice, un porto di Creta e appena comincia a soffiare un leggero scirocco, levano le ancore e si mettono a costeggiare Creta da vicino. Non molto tempo dopo si scatena dall’isola un uragano e la nave viene travolta e balìa, va alla deriva. Il giorno seguente cominciano a gettare a mare il carico e il terzo giorno buttano via l’attrezzatura della nave. Non compariva più né sole né stelle e la tempesta continua violenta; ogni speranza appare perduta (cf. At 27,1-20).

La quattordicesima notte alla deriva nell’Adriatico, verso mezzanotte i marinai hanno l’impressione che una qualche terra si avvicinava. Fatto giorno è notata una insenatura con una spiaggia, ma incappano in una secca e la nave si incaglia. I soldati vogliono uccidere i prigionieri, per evitare che fuggano a nuoto; ma il centurione, lo impedì loro per salvare Paolo, dando ordine di gettarsi per primi quelli che sapevano nuotare, poi gli altri, chi su tavole, chi su altri rottami della nave, per mettersi tutti in salvo a terra (cf. At 27, 27-44).

Salvo sull’isola chiamata Malta, Paolo e gli altri vengono accolti dagli abitanti attorno a un fuoco acceso perché è sopraggiunta la pioggia e il freddo e trattati con rara umanità. Mentre Paolo raccoglie un fascio di rami secchi e li getta sul fuoco, una vipera gli morde la mano, ma scuote la serpe nel fuoco senza alcun danno. Quelli che aspettavano di vederlo gonfiare o cadere morto sul colpo, vedendo che non accade dicono che è un dio. Il governatore dell’isola ha il padre a letto, colpito da febbri e da dissenteria, Paolo lo visita e, dopo aver pregato, gli impone le mani e guarisce. A questo fatto gli altri abitanti dell’isola con malattie accorrono per essere guariti e al momento della partenza, riforniscono il necessario (cf. At 28,1-10).

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L’Eroe ritorna nel mondo ordinario portando con sé un tesoro, una lezione, un apprendimento che gli gioverà nelle scelte future.

Tre mesi dopo Paolo e gli altri salpano da Alessandria e approdano a Siracusa, dopo tre giorni a Reggio e il giorno seguente giungono a Pozzuoli. Qui trovano alcuni fratelli, restano una settimana e poi arrivano a Roma e lì i fratelli vanno incontro a Paolo e agli altri fino al Foro di Appio e alle Tre Taverne e Paolo rende grazie a Dio e prende coraggio mentre gli viene concesso di abitare per conto suo con un soldato di guardia (cf. At 28,11-16).

Dopo tre giorni, Paolo incontra i notabili dei Giudei e afferma di non aver fatto nulla contro il popolo d’Israele o contro le usanze dei padri, ma arrestato e consegnato ai Romani è costretto ad appellarsi a Cesare, per evitare l’opposizione dei Giudei di Gerusalemme. I Giudei di Roma ascoltano Paolo nel suo alloggio il giorno dopo, sul regno di Dio e cerca di convincerli riguardo a Gesù, partendo dalla legge di Mosè e dai Profeti, alcuni si persuadono altri invece non credono e Paolo afferma che la salvezza di Dio ora è inviata alle nazioni, ed esse ascolteranno!». Paolo trascorre due anni interi nella casa in affitto e annuncia il regno di Dio e insegna le cose sul Signore Gesù Cristo, con tutta franchezza e senza impedimento (cf. At 28,17-31).

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