Coaching

IL COACHING CONSISTE NEL LIBERARE LE POTENZIALITÀ DELLA PERSONA

AL FINE DI POTER ELEVARE IL SUO RENDIMENTO AL MASSIMO (Gallwey).

 

◊◊◊

La parola “coaching” è un termine inglese che sta a indicare l’azione del coach.

Chi è il coach? Parola che possiamo tradurre con la parola italiana “allenatore”. In ambiente anglosassone il coach, infatti, è l’allenatore di una squadra o di un singolo atleta, ma il termine nella sua origine ha una applicazione più ampia.

Coach in inglese ha come primo significato quello di designare un autobus confortevole, utilizzato da un gruppo di persone lungo un viaggio. Il termine ha, poi, un significato derivato ossia di qualcuno che dà lezioni, specialmente in ambito sportivo, per esempio: tennis coach.

Nel prossimo articolo parleremo di come, oggi, si interpreta il coaching in Italia.

◊◊◊

Il termine coach in ambiente anglosassone ebbe un ulteriore significato soprattutto a seguito della pubblicazione del libro The Inner Games of Tennis nel 1974 (in Italia “Il Gioco Interiore nel Tennis”), da parte del californiano W. Timothy Gallwey, allenatore di una squadra di tennis dell’Università di Harvard.

Attraverso questo suo primo libro pose per iscritto i principi base del coaching affermando che: “C’è sempre una partita interiore che è giocata nella tua mente qualsiasi sia la partita che stai giocando. Il modo con cui affronti questa partita fa la differenza fra il successo e il fallimento”.

È soprattutto a partire da questo momento che il termine coach fu inteso non solo come allenatore dell’aspetto fisico dell’atleta ma anche della sua preparazione mentale.

In seguito, lo stesso Gallwey proponeva l’applicazione del gioco mentale a molti campi sportivi oltre al tennis, come il golf, lo sci ma anche la musica, ambienti lavorativi, ecc…

Le sue indicazioni oggi sono applicate nel campo degli affari, della salute, dell’educazione, della vita in generale, ed è in questi termini che il coach oggi è maggiormente conosciuto in America, in Europa e anche in Italia.

◊◊◊

Per avere una visione, potremmo dire plastica, di come agisce il coach, basta fare riferimento al termine stesso di coach, ossia di autobus*. Come infatti l’autobus porta i passeggeri da un punto all’altro di un percorso, così il coach “trasporta” la persona detto cliente (in inglese coachee) da una situazione presente a una situazione desiderata dal cliente stesso. In che modo? Lo vedremo nello nel prossimo articolo.

(*Il termine coach trova in italiano antico il suo relativo in “cocchio” che poi divenne “carrozza”).

◊◊◊

Nel primo passo il coach si pone di fronte al cliente in atteggiamento empatico, in ascolto, chiedendo “cosa stai vivendo?”; in tal modo lo porta alla CONSAPEVOLEZZA del suo presente.

Nel secondo passo il coach suscita nel cliente la RESPONSABILITÀ verso il suo futuro con la domanda: “cosa desideri?”. Affinché il cliente manifesti qual è l’obiettivo che vuole raggiungere (personale o professionale).

Nel terzo passo il coach stimola ulteriore RESPONSABILITÀ nel cliente, chiedendo: “come potresti raggiungere ciò che desideri?”, esortandolo a trovare strategie affinché il futuro che desidera diventi il prima possibile il suo presente.

◊◊◊

“Il cambiamento è letteralmente l’unica costante di tutta la scienza”, afferma la voce di commento al video e sembra che questa verità, che del resto è nell’esperienza di tutti, basti pensare al ritmo giorno e notte, al susseguirsi delle stagioni, al mutare dell’aspetto del cielo, per non parlare del succedersi delle generazioni umane, non sia “vista” da molte persone. Perché? Probabilmente per paura di novità che potrebbero essere pericolose o almeno destabilizzanti, di perdere la sicurezza di un proprio mondo fatto di certezze faticosamente acquisite. Le persone allora si rifugiano nella loro “zona di comfort”, dove tutto è familiare: oggetti, situazioni, persone, luoghi. In questo modo, certamente vivono una vita tranquilla, tuttavia al di sotto delle proprie possibilità, di una propria crescita e maturazione umana.

Persone che mettono in atto questo tipo di comportamento, davanti agli inevitabili accadimenti della vita, per mantenere la “tranquillità” del proprio mondo, mettono in atto tre efficaci strategie.

Quali e come?

Prendiamo, ad esempio, un ragazzo che, dopo essere stato rifiutato da due o tre ragazze che ha corteggiato, arriva alla convinzione di non essere interessante per nessuna donna e qui già applica la prima strategia, ossia la GENERALIZZAZIONE, afferma cioè con certezza che nessuna donna sarà mai interessata a lui.

Se, ad esempio, avviene che una ragazza gli si accosti, allora per difendere la sua convinzione semplicemente CANCELLA la realtà, ossia non vuole accorgersi che effettivamente una ragazza ha mostrato interesse per lui.

Se, infine, un amico gli fa notare che effettivamente una ragazza lo ha cercato, lui per difendere con i denti stretti la sua convinzione, DEFORMA la realtà affermando che chissà quali intenzioni hanno mosso l’interesse della ragazza.

Una persona, in questo modo, certamente avrà una vita tranquilla, forse immune dal dolore, dallo scotto di altre sconfitte, ma anche dalle gioie che la vita sa dare a chi ne coglie le occasioni, si mette in gioco e vuole di più per sé.

◊◊◊

Il desiderio di voler cambiare qualcosa nella propria vita, spesso si scontra con l’incertezza di come fare, attuare tale cambiamento.

A questo proposito ci viene in aiuto, come primo passo fondamentale, ciò che ci suggerisce Albert Einstein: “Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi”.

Quindi la prima cosa da fare è aver la consapevolezza che, dopo aver posto in atto determinate azioni, e queste non hanno portato al risultato sperato, è inutile fare gli sciocchi e insistere, molto meglio agire in modo diverso. Ma in che modo?

Cercando delle azioni che siano realmente orientate verso il cambiamento cercato.

Ossia?

Utilizzando un modo di pensare diverso, attraverso una strategia che viene chiamata “costruzione all’inverso”.

Cioè?

Presto detto: immagina di partire per Roma per un appuntamento. Ebbene, iniziando a riflettere a che ora devi essere lì e a quale indirizzo precisamente, calcola quanto tempo ci dovresti impiegare, quali mezzi occorre prendere e, quindi, a che ora essere presente in aeroporto, se scegli l’aereo, quindi, quali bagagli portare e cosa metterci dentro, il costo del biglietto e cosa indossare, ecc….

In tal modo, partendo dall’obiettivo, Roma, individua a ritroso, all’inverso appunto, tutte le informazioni necessarie per arrivarci; così le scelte che farai saranno sempre nella direzione giusta, ossia in linea con l’obiettivo da raggiungere.

Per cui… avanti e con intelligenza!

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: