L’asino al contrario ovvero: “faccio come penso io o come pensano gli altri?”

Sulla scia dei racconti zen, vi propongo un racconto Sufi, “L’asino al contrario”, che mi son ritrovato tra le mani.

Nasrudin stava attraversando il suo villaggio cavalcando l’asino al contrario. Naturalmente, tutti quelli che lo vedevano scoppiavano a ridere e lo sbeffeggiavano. Alla fine, gli fanno notare: “Stai montando l’asino al contrario”.

“E non vi passa nemmeno per la testa, – fu la risposta – che potrei essere io nella direzione giusta, e l’asino al contrario”?

Quante volte sarà capitato di pronunciare o di sentirci dire questa frase: “E non vi passa nemmeno per la testa”, “non ti è capitato di pensare…”, “avete mai considerato che…”, quando si palesa l’idea di un altro punto di vista, di un’alternativa a quello che stiamo pensando o che l’altro sta pensando. Questo per dire che, spesso, ci fermiamo sul nostro modo di vedere le cose tanto che escludiamo molti altri modi di vedere le cose.

Ma cosa ci impedisce di allargare i nostri orizzonti e di spostarci dalla nostra posizione, anche quando aprirci ad altro potrebbe farci sentire meglio?

Immaginiamo Nasrudin, deriso, criticato da quanti lo vedevano mentre attraversava il suo villaggio sull’asino, al contrario.

Forse è questo che temiamo, giudizi, essere burlati, se noi dovessimo uscire dai nostri punti di vista e affermare un’alternativa, un diverso modo di affrontare una situazione?

Nasrudin, però, non si lascia allineare dal modo comune di vedere dei suoi compaesani: rompe lo schema. E lo fa con determinazione, fermezza, certo di quanto sta facendo. Possiamo immaginare anche la scena, qui non descritta, i volti stupiti dei presenti rimasti senza parole, spiazzati, quasi si capovolge la situazione, è lui ad avere la meglio rispetto agli abitanti del suo villaggio.

Cosa ci spinge, quale la molla motivante, la priorità che ci porta a procedere per la nostra strada, anche se gli altri non condividono o ci ‘criticano’?

Quando qualcosa non rientra nei nostri soliti modi di fare e pensare, la reazione degli altri è soprattutto di sorpresa e, a volte, di fastidio. E allora sta a noi decidere se farci condizionare da questo o contemplare e affermare un nuovo modo di vedere le cose, e di agire di conseguenza, soprattutto quando questo ci permette di seguire quello in cui crediamo ed è meglio per noi.

Allora, siamo pronti a montare l’asino al contrario?

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