LA MUCCA E IL CONTADINO ovvero: cosa ti impedisce di essere felice?

Quanti di noi desiderano raggiungere una meta, un obiettivo? Credo molti. Molti vogliono crescere, raggiungere risultati soddisfacenti nella propria vita personale e/o professionale, ed eccoli giustamente ad applicare tutte le strategie utili.

Accade però che, pur applicandole, ci siano come degli impedimenti che frenano ogni avanzamento verso la meta. Ecco una illuminante storia a proposito:

C’era una volta un maestro Zen, che una volta all’anno si recava in visita alle terre nella regione dove il suo monastero era sito.

Un giorno, mentre camminava nella campagna con un discepolo, ad un tratto si imbatté in un’umile casa di legno, abitata da una coppia e dai loro due figli.

Tutti erano vestiti miseramente, con abiti sporchi e strappati.

Avevano i piedi nudi e sia la casa che la terra circostante mostravano una condizione di estrema povertà.

Il maestro e il discepolo furono accolti dalla famiglia, ma con estremo rammarico il padre disse al maestro: “Siamo poveri, non abbiamo che da offrirvi una minestra e per fare ciò i nostri due figli non potranno avere la loro. Tutto ciò che abbiamo è una mucca che ci dà il latte ogni giorno. Una parte del latte serve a noi per vivere, l’altra parte la vendiamo per poter pagare le spese. In questo modo sopravviviamo.”

Il maestro ed il discepolo si fermarono per la cena e al termine, dopo aver ringraziato la famiglia per il loro buon cuore, salutarono ed uscirono.

Allontanandosi il maestro disse al discepolo: “Cerca la mucca, portala in cima alla scogliera e spingila giù dal burrone”.

Il discepolo trasalì, perché la mucca era l’unico mezzo di sussistenza di quella povera famiglia, ma ubbidì al maestro e con grande rammarico spinse la mucca nel precipizio.

Passarono gli anni ed il maestro morì.

Un giorno il discepolo che era diventato monaco, decise di tornare in quel luogo per scoprire cosa la sorte avesse riservato a quella povera famiglia.

Avvicinandosi a quel luogo iniziò a vedere campi coltivati, una bella casa, una stalla e molti bambini che giocavano in un bellissimo giardino.

Il monaco fu sorpreso, credendo che quella povera famiglia avesse dovuto vendere tutto per sopravvivere.

Poi chiese al padre di famiglia quello che era successo e lui, con un sorriso rispose: “Avevamo una mucca che ci dava il latte e grazie a quella sopravvivevamo. Una notte la mucca cadde dal dirupo e morì. Così da quel giorno siamo stati costretti a fare nuove cose, a coltivare la terra, a costruire utensili e a sviluppare nuove abilità che non sapevano neanche di avere. In questo modo, seppure con molta fatica, abbiamo cominciato a prosperare e le nostre vite sono cambiate”.

La cosiddetta “morale” della favola la manifesta lo stesso padre di famiglia che si è visto costretto dalle circostanze, a mettere in atto azioni e comportamenti nuovi, a sviluppare appunto nuove abilità per poter dare a se stesso e alla famiglia la possibilità di continuare a vivere e anche a vivere meglio di prima.

Potremmo domandarci: cosa in questo momento ci impedisce di raggiungere ciò che desideriamo? Cosa tratteniamo e abbiamo paura di perdere pur desiderando molto meglio di ciò che attualmente abbiamo?

In fin dei conti, se vuoi cucinare una frittata devi rompere le uova; quindi, o mucca o uova, cosa temiamo di perdere per non rischiare qualcosa di nuovo e migliore, di scoprire cosa siamo capaci di fare?

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