LA VITA SEGRETA DEL COACH

La vita segreta del coach è quella non pubblica… ed è la più importante.

Durante le sessioni di lavoro, il coach accompagna il coachee, ovvero il cliente, a individuare il proprio desiderio, affinché prenda la forma di un obiettivo, e a trovare un percorso strategico che porti a realizzarlo, attraverso risorse da utilizzare e resistenze da vincere. Tutto questo implica un lavoro appunto segreto perché non visibile. Quale? La preparazione del coach.

“Creare consapevolezza e responsabilità è l’essenza di un buon coaching”, affermava John Whitmore, e viene naturale pensare che per creare consapevolezza e responsabilità nel cliente, occorre che queste siano prima nella persona del coach, poiché nemo dat quod non habet (nessuno può dare ciò che non ha).

Consapevolezza significa ‘essere presenti’ a ciò che succede attorno a sé e dentro di sé.

Personalmente per essere presente, coltivo la pratica della mindfulness che apre i sensi alla realtà, senza esprimere giudizi di valore, e accettarla così com’è.

È importante non giudicare o, per meglio dire, non avere pregiudizi sulla realtà, evitare di porre su di essa delle etichette, ad esempio ‘questa cosa è buona’ e ‘questa cosa è cattiva’, perché in tal modo si travisa la realtà, mentre essa è semplicemente quello che è. E noi ne prendiamo atto, ne siamo, appunto, consapevoli.

È fondamentale partire dalla realtà così com’è, senza preconcetti, perché solo così possiamo prendere le decisioni opportune, rispondere in maniera adeguata e con responsabilità.

Responsabilità significa rispondere a ciò che accade attorno a sé e dentro di sé.

Siamo responsabili quando non rimaniamo semplici spettatori di ciò che succede, ma ci poniamo nella condizione di essere abili a rispondere (respons-abile), usando gli ‘attrezzi giusti’. Personalmente leggo volentieri libri di formazione, in prevalenza di PNL ma non solo, leggo biografie o vedo film su persone che hanno lasciato un segno nell’universo, secondo una famosa affermazione di Steve Jobs, per imparare le loro strategie.

Tutto questo, anche se necessario, non è sufficiente, occorre anche agire.

Credo sia importante agire per uscire dalla zona di comfort, superare quei limiti che la nostra mente sembra conservare gelosamente, impedendoci di scoprire le nostre potenzialità, cosa siamo in grado di fare, quali soluzioni possiamo inventarci dinanzi ad ogni possibile situazione.

Ecco allora l’importanza di mettersi in gioco, dar vita a perfomance che ci facciano fare un passettino più in là di dove siamo, un passettino più in là rispetto a dove eravamo abituati a stare, un passettino più in là per scoprire le potenzialità che abbiamo dentro di noi, un passettino più in là perché no, su un ponte tibetano…

In conclusione, solo un coach che si aggiorna e si mette in gioco, prima di tutto con se stesso, è il testimone migliore e credibile che ciascuno di noi è più di quanto pensa di essere.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: