ECCO L’ATTEGGIAMENTO VINCENTE!

Abbiamo scritto diversi articoli sul comportamento del coach, sulle varie tecniche e come applicarle…ora ci chiediamo: l’atteggiamento del coachee, ossia del cliente, quale deve essere?

Perché questa domanda? Tutti i coach sanno per esperienza una verità diremmo inconfutabile, ossia: il coach può ascoltare con attenzione ed empatia il cliente, il suo desiderio, cosa vorrebbe raggiungere, gli ostacoli che lo intralciano, le risorse che metterebbe in campo… ma, quanto lo alletta il traguardo? Quanto lo sogna? Quanto lo desidera? Quanto lo coinvolge? Quanto gli prende cuore, anima e mente? Quanto non sta più nella pelle per volerlo raggiungere? In poche parole, quanto è motivato?

Immaginate che vogliate diventare un poeta per donare al mondo ciò che avete intuito riguardo alla vita, all’amore, all’amicizia e a tanto altro e cercate l’autorevole opinione di un famoso poeta, questi vi potrebbe rispondere così:

Egregio signore, la sua lettera mi è giunta solo alcuni giorni fa. Voglio ringraziarla per la sua grande e cara fiducia. Poco altro posso. Non posso addentrarmi nella natura dei suoi versi, poiché ogni intenzione critica è troppo lungi da me.

Per poi continuare…

…mi sia solo consentito dirle che i suoi versi, pur non avendo una natura loro propria, hanno però sommessi e velati germi di una personalità. Con più chiarezza lo avverto nell’ultima poesia, “La mia anima”. Qui, qualcosa di proprio vuole farsi metodo e parola. E nella bella poesia “A Leopardi” affiora forse una certa affinità con quel grande solitario. Eppure quei poemi sono ancora privi di una loro autonoma fisionomia, anche l’ultimo e quello “A Leopardi”.

Sono privi di una loro autonoma fisionomia? Cosa vi sta dicendo? Ecco, allora la parte più interessante…

Lei domanda se i suoi versi siano buoni. Lo domanda a me. Prima lo ha domandato ad altri, li invia alle riviste, li confronta con altre poesie, e si allarma se certe redazioni rifiutano le sue prove. Ora, poiché mi ha autorizzato a consigliarla, le chiedo di rinunciare a tutto questo. Lei guarda all’esterno, ed è appunto questo che ora non dovrebbe fare.

Allora cosa dovreste fare?

Nessuno può darle consiglio o aiuto, nessuno. Non v’è che un mezzo. Guardi dentro di sé. Si interroghi sul motivo che le intima di scrivere; verifichi se esso protenda le radici nel punto più profondo del suo cuore; confessi a se stesso: morirebbe, se le fosse negato di scrivere? Questo soprattutto: si domandi, nell’ora più quieta della sua notte: devo scrivere? Frughi dentro di sé alla ricerca di una profonda risposta. E se sarà di assenso, se lei potrà affrontare con un forte e semplice «io devo» questa grave domanda, allora costruisca la sua vita secondo questa necessità.

«Io devo», ecco l’atteggiamento vincente che rende il cliente fermo e deciso, motivato al punto giusto; per cui tutte le tecniche del coaching che pure verranno suggerite dal coach, risulteranno già vincenti e l’obbiettivo cercato raggiunto in poco tempo, con grande soddisfazione e del cliente e del coach.

E tu, quanto vuoi veramente ciò che vuoi? Dici a te stesso che devi averlo, è un ‘must’, una necessità per te?

Ah, per la cronaca, la risposta del famoso poeta è dell’austriaco Rainer Maria Rilke a un giovane di nome Wiener Neustadt.

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