…Così tra questa immensità s’annega il pensier mio…

Chi può dire di non aver sentito parlare de L’infinito di Giacomo Leopardi? E, se così non fosse, molto probabilmente ci ha pensato l’eco dei versi, proclamati in varie città di Italia, qualche giorno fa per celebrare i suoi 200 anni (il 28 maggio 1819, appunto, la data di composizione dell’idillio).

Potreste chiedervi cosa c’entrano Leopardi e il suo Infinito con il nostro blog.

Bene, rileggendo e gustando la bellezza di questa poesia, ci è sembrato che il poeta passi da una situazione di malessere che stava vivendo, nel periodo in cui la scrive, a una di quiete e di benessere facendo ricorso a quella che, in ambito formativo, è chiamata visualizzazione.

Innanzitutto diciamo che la visualizzazione è una tecnica che consiste nell’immaginare, ‘vedere’ un obiettivo, una visione della realtà che vogliamo si realizzi. Permette di passare da una situazione di disagio o di contrasto interiore, in cui qualcosa ci limita, a una situazione di tranquillità e di rilassamento, lasciando spazio all’inconscio.

Ci è piaciuta l’idea di presentare questa tecnica analizzando alcuni versi de L’Infinito. Vediamoli.

Dopo l’incipit:

1   Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
2   e questa siepe, che da tanta parte
3   dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

eccoci ai versi 4 e seguenti, che ci riguardano più da vicino:

 

4   Ma sedendo e mirando, interminati

5   spazi di là da quella, e sovrumani

6   silenzi, e profondissima quiete

7   io nel pensier mi fingo

[…] 13   Così tra questa
14   immensità s’annega il pensier mio:
15   e il naufragar m’è dolce in questo mare.

 

Immaginiamo la scena: il poeta ha di fronte a sé una visione limitata dell’orizzonte, ostacolata da una siepe sulla cima del “caro colle”, ed ecco che lascia spazio alla fantasia giungendo pian piano a una certa quiete.

È capitato anche a voi di trovarvi in una situazione simile, in cui qualcosa vi impedisce di andare oltre, di prendere una decisione o di provare confusione o abbattimento e iniziate a immaginare, visualizzare ciò che c’è oltre l’orizzonte? Se non lo aveste fatto, vediamo come fare.

Nei versi sottolineati troviamo 3 elementi base per una efficace visualizzazione.

1° elemento, v. 4: Ma sedendo… Per una efficace visualizzazione, in genere, ci si ferma, ci si siede, ci si mette in una posizione comoda, si parte da una situazione concreta, cioè si è presenti a se stessi e nel luogo in cui ci si trova; e mirando, potremmo dire, passando in rassegna in modo assorto, attento le parti del nostro corpo, magari guidati da una voce che ci aiuta a rilassarci o una musica, come per il Leopardi è il suono del vento, della natura che lo circonda, per rilassarci lentamente, arriviamo al

2° elemento, v. 7: io nel pensier mi fingo, immaginiamo spazi infiniti, oltre la realtà concreta, ci visualizziamo in luoghi di pace, dove stiamo bene, vediamo situazioni già risolte o che ci danno sollievo e Così tra questa immensità s’annega il pensier mio, sentiamo i nostri pensieri avvolti, immersi in tale immensità per giungere a quello che è l’obiettivo di questa tecnica, ossia il

3° elemento, v. 15: e il naufragar m’è dolce in questo mare. La visualizzazione permette di raggiungere uno stato di benessere, un certo piacere, un dolce perdersi nel ‘mare’ di sensazioni, della visione di qualcosa di migliore e più buono per noi, perché ci fa andare al di là dei limiti della realtà concreta, oltre una situazione di disagio, di inquietudine.

Allora, possiamo dire che quando nella nostra vita ci troviamo in situazioni di malessere, dinanzi a un ostacolo, quale per Leopardi è la siepe (in questa poesia), è proprio l’ostacolo che induce a spaziare, a immaginare qualcosa di più grande e migliore per noi. La visualizzazione ci aiuta in questo, ci permette di ‘vedere’ e di ‘vederci’ in quel mare infinito di altre possibilità, di nuovi punti di vista per noi, e di provare dolcezza e serenità nel “naufragar” in esso.

Dunque, pronti a visualizzare l’infinito in cui “annegare il pensier nostro”?

🙂

 

 

 

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