“NON SONO D’ACCORDO CON CIÒ CHE LEI DICE!”, OVVERO, COME GESTIRE IL DISSENSO.

È esperienza comune di chi fa formazione in aula, interagire con i corsisti attraverso domande e risposte e trovare, talvolta, qualcuno che esprima disappunto, dissenso, se non proprio aperto contrasto: “non sono d’accordo con ciò che lei dice!”. Viene allora a crearsi un’atmosfera poco piacevole, che il formatore deve gestire perché si ritorni a un clima più disteso e sereno, il solo utile per trasmettere dei contenuti.

Come allora gestire il dissenso? Vediamolo attraverso tre considerazioni.

1. La prima considerazione è che il formatore distingua tra l’obiezione in sé e il tono utilizzato per manifestarla, a volte volutamente provocatorio. Quindi il formatore maturo – e ogni formatore dovrebbe esserlo – domina il proprio comportamento per evitare di entrare in contesa con il corsista e di sentirsi investito personalmente dalla provocazione. Valuta, quindi, solo il contenuto del dissenso, la specifica obiezione.

2. La seconda considerazione riguarda l’ovvio dato di fatto che nessuno ha in mano la verità, per cui l’intervento di dissenso occorre coglierlo come un modo diverso di guardare l’argomento trattato, un’altra prospettiva, e per questo volgere l’affermazione del corsista in domanda: “in cosa non è d’accordo con ciò che dico?”.

3. La terza considerazione riguarda il tempo a disposizione.
In aula il formatore sviluppa un tema e rispondere a un dissenso implica tempo che viene a interrompere il naturale svolgersi dell’argomento. Per questo il formatore occorre che consideri se il contenuto del dissenso può portare arricchimento al tema, allora in questo caso è di certo benvenuto e diventa un prezioso approfondimento: “la ringrazio per il suggerimento che sta portando all’argomento, in effetti valutando…”.

Se rispondere al dissenso implica uno sviluppo più ampio, si abbozza magari una prima risposta e poi il formatore si riserva di proseguire a fine lezione: “la ringraziamo per il suggerimento. Poiché mi sembra giusto dare un appropriato spazio a quanto mi chiede, certamente le risponderò in maniera più esaustiva dopo la lezione”.

Se il contenuto del dissenso è completamente altro dal tema svolto in aula o addirittura si avverte essere una mera provocazione, a nostro parere si può usare uno degli strumenti della persuasione suggeriti da Cialdini, ossia la ‘riprova sociale’, che in questo caso diverrebbe chiedere all’aula come risponderebbe al corsista (che in questo caso si rivela un vero e proprio disturbatore): “la ringrazio del suo intervento e chiedo all’aula, poiché non mi sembra di ravvedere attinenza con l’argomento, cosa ne pensa”.

Vogliamo far notare che il ringraziamento con cui si apre la risposta ha lo scopo di creare una possibile empatia con il corsista che manifesta dissenso e anche lo scopo di riportare un clima più disteso in aula.

Quindi: distinguere tra contenuto del dissenso e tono con il quale viene presentato; il contenuto del dissenso come un altro sguardo possibile sull’argomento; il tempo a disposizione per rispondere al contenuto del dissenso: questi i nostri suggerimenti.

Tu che leggi, cosa ne pensi?                 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: