PIACERE DI CONOSCERLA OVVERO I TRE CON CUI CI RELAZIONIAMO

A quante persone avrai stretto la mano? Tante, vero? E hai mai fatto caso a come la stringevi, a come posizionavi la mano?

Che strane domande, mi dirai? Ok, adesso ti spiego il motivo: vorrei parlare brevemente di come ci rapportiamo agli altri.

Sostanzialmente tre sono i modi con cui ci poniamo davanti a un’altra persona: possiamo sentirci inferiori o superiori o allo stesso livello.

Quando ci sentiamo superiori tendiamo a stringere la mano ponendo la nostra sopra la mano dell’altra persona, in modo quasi orizzontale. Potresti dire che non ti senti superiore a nessuno. Ok, ci credo e ti domando: hai notato se qualcuno quando ti stringe la mano, la mette sopra la tua? In questo caso lui si sente superiore a te e ti vuole porre in una situazione di inferiorità.

“No!”, mi sembra di sentirti dire, “non permetto che qualcuno mi faccia sentire inferiore!”, e dici bene, per questo se accadrà che qualcuno stringendoti la mano mette la sua sopra la tua, tu ruoterai la tua mano e quindi anche la sua in modo da raggiungere una posizione verticale. Così facendo metterai in chiaro che vuoi un rapporto alla pari, allo stesso livello.

Detto questo, viene da chiedersi perché una persona si sentirebbe superiore a te?

Perché vuole imporre i propri bisogni, raggiungere i propri obiettivi ed ottenere la propria gratificazione e per questo si afferma con forza, tendendo a minimizzare il valore altrui. Le sue convinzioni sono: “gli altri devono adeguarsi alla mia volontà”; “con le maniere forti si ottengono più risultati”…

Chi invece permette all’altro di sentirsi superiore, a sua volta si comporterà in modo passivo, tenderà ad assecondare gli altri e a subire le situazioni senza opporsi cosi da evitare il conflitto. Le sue principali convinzioni sono: “non sono in grado di ottenere i risultati sperati”; “se perdo il controllo mi comporto in modo sconveniente”; “i bisogni altrui sono più importanti rispetto ai miei”…

Entrambi gli atteggiamenti sembrano avere un elemento in comune: la paura che il proprio pensiero o bisogno non venga riconosciuto e accolto, che la propria persona non venga accettata e valorizzata; per questo nel comportamento passivo si è compiacenti e dipendenti dal dipendenti dal giudizio altrui.

Entrambi i modi di fare sembrano rivelare la necessità psicologica di compensare, ossia cercare di colmare una mancanza di autostima. Chi invece stima se stesso in maniera positiva, ossia senza presumere di sé, né svalutarsi, si porrà nei confronti degli altri sempre in maniera rispettosa e nello stesso tempo conscia di non sentirsi né più né meno dell’altro ma pari in dignità. Chi si pone in questo modo ha uno stile detto assertivo, è capace di dare valore ai propri bisogni ed esprimerli in maniera adeguata senza lasciarsi invadere delle necessità e dalle opinioni dell’altro  o senza il bisogno di imporli a tutti i costi, mostra di essere una persona consapevole e integra, piena di valore e centrata.

Scommetto che ora farai attenzione a come ti stringono la mano, vero?

2 risposte a "PIACERE DI CONOSCERLA OVVERO I TRE CON CUI CI RELAZIONIAMO"

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