SAPER ASCOLTARE È UN’ARTE E SI PUÒ IMPARARE

Il vocabolario Treccani riporta alla voce ‘arte’ questa definizione: In senso lato, capacità di agire e di produrre, basata su un particolare complesso di regole e di esperienze conoscitive e tecniche, e quindi anche l’insieme delle regole e dei procedimenti per svolgere un’attività umana in vista di determinati risultati”.

Mettersi in ascolto di una persona è a nostro parere un’arte, perché racchiude tutto questo. Infatti, occorrono regole e tecniche e anche esperienza sul campo, il tutto per un fine: far sentire la persona compresa e accolta.

L’esperienza sul campo può darla solo la pratica. Quali, però, le tecniche e le regole da applicare? Semplicemente tre. Vediamole insieme.

Per prima cosa occorrono Spazio e Tempo per l’ascolto. 

Perché è importante uno spazio per l’ascolto? Perché ascoltare qualcuno significa  ritagliare uno spazio fisico a favore della persona. Spazio che abbia tutte quelle caratteristiche che la facciano sentire a proprio agio nel raccontare se stessa. Spazio, quindi, anche concretamente accogliente, comodo e, inoltre, protetto, riservato, affinché la persona quando narra la propria interiorità, si senta ‘al sicuro’, compresa e in un clima di familiarità. Dirà Carl Rogers (1902-1987), psicologo statunitense: «Quando una persona capisce di essere sentita profondamente, i suoi occhi si riempiono di lacrime. Io credo che, in un senso molto reale, pianga di gioia. È come se stesse dicendo: Grazie a Dio, qualcuno mi ascolta. Qualcuno sa cosa vuol dire essere me».

Ascoltare qualcuno significa anche riservare un tempo per la persona, tempo in cui abbia modo di portare alla luce, manifestare i propri bisogni; tempo sufficientemente disteso perché ogni parola si faccia chiara, si schiuda in tutto il suo significato, vissuto.

Quindi, spazio e un tempo per l’ascolto perché ascoltare è un atto intenzionale: chi ascolta si orienta verso l’altro, lo guarda e lo ascolta e si porta lì dov’è l’altro con la sua esistenza.

Chi ascolta occorre anche che apra dentro di sé come uno spazio interiore affinché le parole che ascolta risuonino, trovino accoglienza,e apra anche un tempo interiore, affinché quelle stesse parole abbiano il tempo di riecheggiare in tutte le loro possibili sfumature.

Poi occorre Empatia.

Con lo spazio e il tempo, è importante che ci sia anche un modo di ascoltare: è quello di essere nello spazio e nel tempo della persona, con la persona, fisicamente, cioè nello stesso luogo e momento, ed emotivamente, cioè nel suo vissuto; in tal modo, si manifesta la modalità fondamentale dell’ascolto, ossia sentire come sente l’altro; questo è detto atteggiamento empatico.

Ascoltare con atteggiamento empatico significa rendersi conto del vissuto dell’altro, essere presenti qui e ora, partecipi; stare in ascolto del mondo dell’altro con le sue conquiste e le sue sconfitte, i suoi desideri e i suoi bisogni frustrati o soddisfatti. Come affermerà Carl Rogers: «Il più grande ostacolo nella comunicazione personale è l’incapacità umana di ascoltare con intelligenza, comprensione e abilità ciò che dicono gli altri».

Ascoltare è entrare nella storia dell’altro, con delicatezza e rispetto, farsi compagni di viaggio per vedere come vede l’altro, sentire come sente l’altro, condividere in qualche maniera la sua stessa prospettiva. Ascoltare in questo modo fa sorgere nell’altro la viva percezione di essere raggiunto, compreso, accolto.

Infine occorre il Non-giudizio.

Perché l’ascolto sia vero, oltre allo spazio, al tempo, all’empatia, è necessario un altro atteggiamento: il non-giudizio.

Essere nello spazio e nel tempo della persona, nella sua esperienza, così come l’ha sentita emotivamente e quindi vissuta e in qualche modo scelta, può  implicare dei modi di agire che possono trovare in chi ascolta disaccordo, se non proprio completa opposizione. Quando questo accade, diventa quasi automatico giudicare l’altro; tuttavia, se ci lasciamo andare in tal senso, smettiamo in quello stesso istante di ascoltare. La persona percepisce che abbiamo alzato come un muro nei suoi confronti e smette di parlare, di raccontarsi, perché non si sente più accettata, compresa, a prescindere dai propri errori. Commenterà Carl Rogers: «La nostra prima reazione di fronte all’affermazione di un altro è una valutazione o un giudizio, anziché uno sforzo di comprensione. Quando qualcuno esprime un sentimento o un atteggiamento o un’opinione tendiamo subito a pensare “è ingiusto”, “è stupido”, “è anormale”, “è irragionevole”, “è scorretto”, “non è gentile”. Molto di rado ci permettiamo di “capire” esattamente quale sia per lui il significato dell’affermazione».

D’altro canto, ascoltare non vuol dire condividere le scelte dell’altro, ma senz’altro significa cercare di capire le ragioni, voler comprendere il perché di determinate scelte: cosa cercava di ottenere, cosa desiderava raggiungere, anche se in modo sbagliato (almeno, secondo il nostro parere).

Quindi…

Ascoltare affinché l’altro si senta accolto, considerato e fondamentalmente amato, condividendo quel momento di spazio e tempo della sua vita, con empatia, senza giudizio, ha una somma importanza, tanto è vero che è la nostra stessa esperienza a dirci quanto è importante sentirci ascoltati.

6 risposte a "SAPER ASCOLTARE È UN’ARTE E SI PUÒ IMPARARE"

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  1. Già, per comunicare in maniera positiva occorre empatia. Si dimentica spesso, quando si danno suggerimenti sul comportamento umano, un piccolo quasi insignificante dettaglio, ma che, anche se scontato e quasi banale, è fondamentale e determinante: l’empatia con le persone e con il mondo non si impara e non si può imporre. Forse si può migliorare, forse, ma non creare, inventare, se non c’è già per natura: o c’è, o non c’è. Punto. Ma forse mi sbaglio, forse.

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    1. La capacità di entrare in empatia di natura l’abbiamo tutti. Lo dimostrano i bambini che si rattristano quando uno di loro è triste. La scienza a tale proposito ha scoperto i ‘neuroni a specchio’. Purtroppo, se spesso smettiamo di essere empatici è per la paura di essere coinvolti nella situazione dell’altro.

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      1. Sì, ma un conto è avere la capacità di entrare in empatia, altro è essere in empatia con il mondo. E non siamo noi a decidere; ci sono caratteristiche genetiche che favoriscono la predisposizione o meno ad essere in empatia con le altre persone. E poi ci sono situazioni obiettive che ne determinano o favoriscono la nascita. Non credo che fra leoni e gazzelle possa esserci molta empatia. E gli uomini non sono molto diversi, anche se pensano il contrario. Forse sbaglio.

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  2. Ricordo una considerazione di molti anni fa, ma non ricordo l’autore, proprio sulla comunicazione ed il rapporto fra chi parla e chi ascolta. Più o meno, cito a memoria. ma il concetto è questo. Gli ascoltatori si dividono in due categorie: quelli che mentre voi parlate ascoltano cercando di capire il significato delle vostre parole e quelli che, mentre parlate, stanno pensando a cosa dire per smentirvi e contestarvi. Forse esagerava, ma c’è un fondo di verità. Coraggio, con o senza empatia.

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