VENGO ANCH’IO! NO, TU NO…

Ricordate il ritornello, riproposto nel titolo, della canzone di Jannacci? Appare secco, diretto, detto senza problemi, quel “NO” come risposta. Mi ha fatto pensare a come, invece, in genere, è difficile dire un “NO”. Vero?

Per timore di deludere qualcuno, di essere esclusi, di sembrare scortesi ed egoisti, perché sentiamo – per l’educazione ricevuta, per le nostre credenze – di dover dire comunque e sempre sì, perché il senso di colpa ci assale…

Ebbene, anche il NO ha un potere positivo, quando viene detto in modo rispettoso e ci aiuta a rispettare noi stessi, il nostro tempo e anche gli altri. Anche quando specifiche e particolari situazioni sembra che ci “impediscano” di dire no.

Come dire, allora, il NO, in modo etico, cioè salvaguardando noi e gli altri, senza sentirsi in colpa?

Parliamo di assertività. È stata definita, dagli psicologi statunitensi Alberti ed Emmons, come quel comportamento che permette a una persona di agire nel suo pieno interesse, di difendere il suo punto di vista senza ansia esagerata, di esprimere con sincerità e disinvoltura i propri sentimenti e di difendere i suoi diritti senza ignorare quelli altrui. L’assertività è una completa assunzione di responsabilità, significa essere responsabili di una azione o nella decisione di fare o non fare, nel rispetto dell’altro, in modo propositivo, costruttivo e positivo.

Quando un parente, un amico ci chiede un aiuto, un favore e sentiamo di dire di no ma poi ‘ci costringiamo’ a dire sì o, in genere, per imparare a dire no, cosa fare?

  • Ricordiamo che abbiamo sempre la possibilità di scegliere se fare o meno una cosa
  • Ascoltiamo il nostro intuito, che sa quando dobbiamo dire no o sì
  • Valutiamo i benefici di quella esperienza, se ci fa bene o meno
  • Si può rispondere, con calma e attenzione verso l’altro, in questo modo: “Ci penso e ti faccio sapere dopo averci riflettuto”, oppure “Mi dispiace, ma in questo periodo ho degli impegni prioritari, non ti sarei di aiuto” oppure “In questo caso ti sarebbe di maggior aiuto rivolgerti a…”
  • Si può proporre un’alternativa a chi ci interpella: “Che dici se lo facessimo in un altro momento?” oppure “Potresti fare in questo modo… che ne pensi?”, “Ho sentito parlare di…” o “Conosco chi ha già vissuto questa esperienza, se vuoi ti metto in contatto…”
  • Con garbo e fermezza, e anche coraggio, affermiamo ciò che vogliamo davvero e rifiutiamo ciò che ci viene chiesto, se non vogliamo farlo e se non è bene per noi
  • Lasciamo andare ciò che non è una priorità per noi, per cui diciamo NO alle nostre ‘non priorità’, se volete anche a voce alta

Dire di no permette di dire più sì a noi e anche a esperienze, opportunità che i continui no limitano.

Dire di no permette di essere più presenti a se stessi, ai propri bisogni, a ciò che si vuole davvero, fa acquisire più consapevolezza di sé.

Anche se l’altro può non comprenderlo subito, dire di no è una forma di rispetto e generosità verso l’altro.

Ci avevate pensato? e sapete perché?

Perché spingiamo l’altro a darsi da fare, a cercare in sé le sue qualità e risorse e a “usarle”, a far venir fuori il meglio di sé. Un esempio comune è offerto dal genitore che dice no al figlio, in certe situazioni. Per quale motivo lo fa? Certo, per il bene del figlio, per aiutarlo a prendersi le proprie responsabilità, a farlo brillare della luce che è dentro di sè.

Il NO, allora, ha un potere positivo, diverso da come siamo abituati a concepirlo?

Quando dici “SI” a qualcuno assicurati di non dire “NO” a te stesso! (P. Coelho)

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