COME SI MANGIA UN ELEFANTE? UN BOCCONE ALLA VOLTA

Un titolo del genere può disturbare qualche animo sensibile e, di questo, mi scuso ed è vero pure che alcune frasi hanno la capacità di creare quell’impatto emotivo necessario e quella sintesi capaci di sostituire molti verbosi discorsi.

Dunque, che significa il titolo?

In sostanza questo: quanti di noi si sono trovati ad affrontare situazioni grandi, veramente più grandi di noi – in ambito personale, relazionale o professionale –, grandi quanto un elefante o una casa o una montagna?

Direi molti, ci si sente sopraffatti, soffocati, con l’affanno e il batticuore, si è in confusione, si vuole fuggire, prendere le distanze tra noi e il problema, prendere aria…

Certo, allontanarsi dal problema può far trarre un bel respiro di sollievo, ma il problema è sempre lì e spesso non possiamo evitare di incontrarlo nuovamente, anzi abbiamo la chiara percezione che se non lo affrontiamo non possiamo andare avanti nella nostra vita.

Come fare, allora, per “mangiare l’elefante” che si para davanti? Appunto, un boccone alla volta, ossia spezzettando il problema in parti più piccole e, quindi, più gestibili e per questo anche meno ansiogene.

A questo proposito, ecco un racconto letto da qualche parte:

In una giorno di inverno, una mattina umida, quando ancora non albeggiava, all’inizio del corso del paese, c’era uno spazzino anziano al suo ultimo giorno di lavoro, che appoggiato alla sua alta scopa di rafia, un po’ sonnecchiando e con un mozzicone di sigaretta fumante tra le labbra, aspettava.

A un tratto arriva un giovane baldanzoso, anche lui uno spazzino che avrebbe preso servizio proprio quella mattina, a cui lo spazzino anziano doveva dire cosa fare.

Il giovane spazzino si presenta con un bel: “Buon giorno, eccomi!”.

Lo spazzino anziano, guardandolo di sottecchi, risponde con un: “Bene, bene”.

E continua: “Dunque, sono le 4,00, entro un’ora dobbiamo spazzare il corso principale del paese”.

Il giovane spazzino, lanciando lo sguardo verso il corso e dove finiva, dice: “Un’ora? Ma è parecchio! Come facciamo ad arrivare fin lì in un’ora?”.

Lo spazzino anziano lo rassicura: “Vedi quel tombino a circa due metri da qui?”.

Il giovane: “Sì”.

Continua l’anziano: “Ecco, spazziamo fino là”.

Allora, entrambi presero le loro scope e spazzarono fino al tombino. Arrivati che furono, il giovane alzò lo sguardo verso la fine del corso ed esclamò sconfortato: “Sì, siamo arrivati fino al tombino, ma il corso è ancora lungo!”.

L’anziano al giovane: “Vedi quell’altro tombino?”.

“Sì”, disse il giovane.

“Bene. Spazziamo fini lì”.

Così, di tombino in tombino, arrivarono alla fine del corso.

Al termine di questa storiella torna la domanda: “Come si mangia un elefante?”.

La risposta ora dovrebbe essere più semplice: “Un boccone alla volta” o… un tombino alla volta!

3 risposte a "COME SI MANGIA UN ELEFANTE? UN BOCCONE ALLA VOLTA"

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