CAMBIARE? UNA QUESTIONE DI PIACERE O DI DOLORE

Quanti di noi hanno voluto cambiare qualcosa nella loro vita, alziamo la mano!

Quanti di noi sono riusciti a cambiare, alziamo la mano!

Certo, tu che leggi, potresti pensare che non siamo in aula e, quindi, questo modo di parlare non è quello di un articolo ed è anche vero che può essere stato istintivo rispondere lì, dal posto dove sei seduto, a queste due “provocazioni”, o se non lo hai fatto… comunque le provocazioni rimangono, cioè quanti di noi sono riusciti a cambiare ciò che desideravamo cambiare? E lì dove non siamo riusciti, per quale motivo?

È difficile rispondere? Potremmo dire che noi attuiamo dei cambiamenti sotto la pressione di due “leve” potenti, che sono il dolore e il piacere.

Infatti, cambiamo un comportamento quando la sofferenza, il dolore nel conservarlo supera la nostra soglia di sopportazione (o resilienza, come dicono gli psicologi); quando, in pratica, non siamo più disposti a pagare il prezzo: ad esempio, una relazione che ci ha esasperato, un lavoro che ci ha stancato, ecc…. Allora, siamo come spinti a toglierci dal “groppone” quel peso ormai diventato insostenibile, abbiamo bisogno di liberarcene.

L’altra leva che ci porta a cambiare è il piacere di raggiungere qualcosa di migliore rispetto a quanto abbiamo; quando facciamo il confronto tra ciò che abbiamo e l’opportunità che si para davanti di vivere una situazione migliore. Ad esempio, un lavoro più remunerativo, una relazione più gratificante, ecc….

Quando, invece, nonostante il dolore, non abbiamo cambiato? Quando, appunto, la situazione non ha raggiunto il limite oppure qualcosa ci ha trattenuto a rimanere anche se la situazione era pesante; ad esempio, non mi separo per i figli; non cambio lavoro perché ho un mutuo, ecc….

Quando, invece, nonostante il piacere, non abbiamo cambiato? Quando l’occasione di cambiare non era così allettante da superare o almeno compensare quanto desideravamo lasciare.

A questo punto, ci si domanda: “per quale motivo non cambio quella situazione, sì, proprio quella a cui sto pensando ora? Perché ancora riesco a sopportarla nonostante tutto?”.

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